LAVARONE. Bagno di folla a Lavarone per Sigfrido Ranucci, arrivato per presentare «Il ritorno della Casta» agli Incontri d’autore. La sala congressi non è riuscita a contenere tutti i presenti e gli organizzatori hanno predisposto una platea anche all’esterno. Il conduttore di Report, arrivato con la scorta, ha subito scherzato sul momento che sta attraversando: «Fa caldo? Le mie giornate sono calde almeno dal 2000».

Sull’inchiesta che vede Valter Lavitola indagato come mandante dell’attentato subito lo scorso ottobre, Ranucci non ha voluto aggiungere elementi: «Dell’inchiesta non parlo per rispetto dei giudici». Ha però alzato i toni parlando di quanto sta accadendo attorno alla vicenda, denunciando «un attacco vergognoso» e puntando il dito contro i tentativi di utilizzare il caso per colpire lui e Report.

Nessun arretramento neppure davanti alle indiscrezioni su un possibile cambio alla guida della trasmissione. «La Rai può fare quello che vuole, è l’azienda», ha affermato. Secca anche la risposta sull’ipotesi di ridurre la sua scorta: «Non può farlo», ha detto riferendosi all'iniziativa della presidente della commissione Antimafia.

Particolarmente duro il passaggio sui presunti stipendi della squadra di Report finiti sui giornali. Ranucci ha definito «vergognosa» la pubblicazione e ha spiegato che quelle somme non rappresenterebbero soltanto compensi, ma comprenderebbero trasferte, montaggio, grafica e altre spese di produzione. Ancora più pesante l’accusa sulla provenienza dei dati: «Vergognoso che da dentro la Rai sia stato passato questo documento».

Il giornalista ha infine rivendicato i conti della trasmissione, indicando in 159 mila euro il costo di una puntata e sostenendo che altri programmi dispongono di budget molto superiori pur ottenendo ascolti decisamente più bassi. Poi il messaggio al pubblico di Lavarone: «La cosa che mi dà più forza in questi giorni difficili è proprio il contatto con la gente». E sul suo futuro nessun dubbio: «Solo chi non mi conosce può pensare che io possa mollare».