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RIVA DEL GARDA - Pluripremiata bassista e compositrice jazz, nonostante la sua giovane età (28 anni), oggi è considerata la miglior bassista polacca, stella nascente della musica jazz e blues che rappresenta la giovane generazione. Queste le credenziali di Kinga Głyk on stage sabato 2 agosto dalle 21 al Palacongressi di Riva del Garda per uno degli eventi più attesi del Garda Jazz Festival.
Con una line up a cinque insieme a Nicolas Viccaro batteria, Hailey Niswanger sax, Michał Jakubczak e Paweł Tomaszewski tastiere, Kinga Głyk continua a sorprendere ed emozionare con il suo basso, portando la sua musica oltre i confini del jazz e conquistando nuovi ascoltatori in tutto il mondo.
Kinga Glyk, cosa può anticiparci sul live di Riva: ha una scaletta o darà spazio all'improvvisazione?
“Vorrei subito dire che mi sento super felice ed emozionata di venire per la prima volta a Riva del Garda con la mia band.
Fortunatamente, la musica che suoniamo, anche quando la scaletta è la stessa, prende sempre direzioni diverse, quindi a volte riesce a sorprendere persino me. La maggior parte dei brani che suoneremo è tratta dal mio ultimo album Real Life, ma includeremo anche alcune canzoni del precedente disco, come "Joy Joy" o "Low Blow".
Il modo in cui suoniamo i pezzi dipende sempre da tanti fattori, anche dal pubblico presente e dall’atmosfera che creiamo tutti insieme, quindi sono molto aperta e davvero entusiasta per il concerto al Garda Jazz Festival”.
Che tipo di sound ascoltava da giovane?
“Ascoltavo molto jazz perché mio padre è un musicista che ha sempre suonato e ascoltato soprattutto quello. Con il tempo, i miei gusti si sono evoluti verso il funk, ma ovviamente è stato mio padre a farmi conoscere artisti come James Brown, oltre a nomi che non sono necessariamente jazzisti, come Peter Gabriel, Tina Turner, Stevie Wonder e gli Earth, Wind & Fire.
Da dove nasce invece il suo amore per il basso?
“Dal cuore. Ho sempre voluto suonare il basso fin da piccola. Non ho mai avuto dubbi o ripensamenti, è sempre stato chiaro che non poteva essere altrimenti, che quello strumento era nel mio destino”.
Quanto è stato importante il ruolo della sua famiglia nel suo amore per la musica?
“Penso che mio padre, mia madre e anche mio fratello abbiano avuto un ruolo fondamentale nel legame che ho con la musica. Tutti loro sono stati parte integrante di questo percorso. Con mio padre ho avuto tante conversazioni profonde sul significato della musica. Per noi, non è mai stata solo una questione di tecnica o di mestiere. Ciò che conta davvero è chi siamo e cosa vogliamo esprimere attraverso il suono”.
Ha suonato in molti paesi, non solo in Europa: quali i suoi obiettivi per il futuro?
“Essere costante. Sembra semplice, ma ti assicuro che non lo è. Non voglio semplicemente dire: “Voglio raddoppiare quello che ho fatto finora.” Per ora, voglio restare costante e migliorare in tutti quei piccoli aspetti che fanno la differenza. Inoltre, spero che l’anno prossimo riusciremo a suonare negli Stati Uniti, che è sia un obiettivo che un piccolo sogno”.
Le piacerebbe aggiungere qualche collaborazione a quelle che hai già avuto?
“Assolutamente sì. L’anno prossimo vorrei concentrarmi sul trovare modi per suonare con tanti artisti, fare concerti diversi con persone diverse e cambiare un po’ il repertorio per renderlo ancora più speciale, potente e ben studiato per il pubblico”.
Il suo ultimo album è uscito all'inizio del 2024: su cosa sta lavorando?
“Sì, sto lavorando a un nuovo disco. Ho deciso di intraprendere un percorso un po’ diverso dal solito, ho voluto trarre ispirazione dalla vita, dalle persone intorno a me o dai libri prima di immergermi nella parte tecnica della musica. Inoltre, mi sto concentrando di più sulla pratica e sull’approfondire il mio legame con la musica, per vedere dove mi porterà”.


