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Sono giornate intense queste per i Powa Tribe , la crew di danza tutta trentina che si appresta a vivere la finalissima di Italia’s Got Talent 2020 in onda su Tv8 e Sky Uno venerdì 6 marzo alle 21.30.
I Powa Tribe, ovvero Tania Giacomuzzi, Angela Mazzucato, Olimpia Bonvecchio, Isabel Nardelli, Jasmine Bresciani, Gabriele Ang, Pietro Brazzo, Angelo Dadula, Cristiano Benussi, Omar Vanzo, Damiano Gomiero, Silvia Baldo e Alice Loren , stanno curando in questi giorni di prove gli ultimi dettagli della performance. Una finale conquistata grazie a «Swipe Right», con una coreografia fra poesia e danza, che suggella la partecipazione al talent della crew creata nel 2016, e guidata ancora oggi da Patrick Dadula Ang. Nato nelle Filippine e cresciuto a Trento, Patrick Ang si è formato all’accademia di danze urbane Juste Debout School a Parigi per dedicarsi ai Powa Tribe, compagnia associata con Il Girasole di Sopramonte, vincitori di diverse gare nazionali e internazionali come la World of dance (Roma) e la Master of dance di Maiorca.
Patrick Ang, come mai avete deciso di mettervi in gioco ad Italia’s Got Talent?
«Il nostro obiettivo era quello di condividere le nostre performance, la nostra idea di ballo, con più gente possibile. Quando abbiamo visto che erano aperte le selezioni per Italia’s Got Talent abbiamo mandato alcuni video per le selezioni on line: evidentemente siamo piaciuti e ci hanno chiamati a partecipare al programma».
E questo talent vi sta dando grandi soddisfazioni: vi aspettavate di arrivare in finale?
«Assolutamente no, non ce l’aspettavamo proprio. Siamo contentissimi perché già aver aggiunto questo obiettivo è un segno dell’apprezzamento ottenuto per quello che facciamo, per il nostro impegno. Essere arrivati fino qui è la dimostrazione che stiamo percorrendo la strada giusta».
Che effetto vi fa essere valutati da una giuria formata da Frank Matano, Mara Maionchi, Federica Pellegrini e Joe Bastianich?
«Quando si attende il parere dei giudici e la loro decisione non si può che avvertire una certa tensione. Ci sono sempre delle aspettative ogni volta che parla uno dei giudici, sono momenti particolari. Siamo comunque sempre stati pronti e sereni nell’accettare tutti i commenti e pareri sia positivi che eventualmente negativi. Certo, quando si ascoltano parole di apprezzamento è molto bello perché aumenta la nostra autostima e ci dà un’ulteriore carica».
Qual è per lei il punto di forza della vostra crew?
«Credo che i Powa Tribe non siano solo un gruppo di ballerini che si trovano a prove ma qualcosa di più: un gruppo di persone che è legato anche da amicizia e da un continuo scambio di idee e da un confronto per trovare sempre la chimica giusta all’interno della nostra crew. Per me questo è fondamentale».




