ROVERETO. «Certo, sarebbe molto bello, ma...». Possiamo sintetizzare così, con un misto di suggestione e prudenza (se non scetticismo), il senso generale delle reazioni all'annuncio di Vittorio Sgarbi di voler creare all'ex Anmil il "Mart 2". Reazioni che peraltro segnano un inedito asse politico tra Comune e Provincia, con la sindaca reggente Giulia Robol e l'assessore provinciale Achille Spinelli più o meno sulla stessa lunghezza d'onda: «Sarebbe molto positivo, vediamo se sarà fattibile».

La proposta di portare nella struttura abbandonata da 60 anni al Bosco della città le 20mila opere oggi custodite nel caveau sotterraneo del Mart, tanti capolavori di altissimo valore anche economico oltre che artistico, ha spiazzato i due amministratori, che peraltro tra qualche mese saranno protagonisti della sfida elettorale per Palazzo Pretorio, una candidata per il centrosinistra (ne parliamo nelle prossime pagine) e l'altro gran manovratore di una coalizione di centrodestra. «Una suggestione bellissima - argomenta Robol -. Sgarbi propone qualcosa in linea con gli ultimi sviluppi della fruizione museale, i "depositi visitabili" come quello realizzato a Rotterdam o quello che sarà inaugurato l'anno prossimo a Londra, il "V&A East Storehouse and Museum". Ma assieme all'entusiasmo con il quale possiamo accogliere la sua proposta, come amministratori dobbiamo considerare che la storia, tutta roveretana, dell'ex Anmil è una storia di fallimenti. Prima dell'entrata in funzione sanitaria della struttura, poi di ogni proposta di riconversione. Quindi, la prima cosa da fare è capire la concretezza operativa della cosa. Disponibilissima a ragionare con la Provincia e Patrimonio del Trentino, ma servono elementi preliminari in più. Sarebbe fattibile economicamente? E sarebbe compatibile con il vincolo della tutela delle belle arti? È sostenibile sul piano ambientale?».

Una serie di quesiti che chiamano direttamente in campo la Provincia, che per bocca dell'assessore Spinelli apre all'approfondimento di tutta la partita. «Andremo a guardare - spiega -. La proposta viene da un interlocutore importante come Sgarbi, e non intendiamo prenderla sottogamba. Faremo fare una ipotesi di fattibilità, partendo dai vincoli esistenti, di carattere strutturale, ambientale e finanziario. La potenzialità dell'iniziativa è molto grande, ma abbiamo il dovere di essere prudenti. Ecco, direi che reagiamo alla proposta con "cauto ottimismo". Comunque, l'uscita di Sgarbi ha già avviato un dibattito, e questo è sempre positivo, soprattutto a Rovereto, dove sono benaccette idee che provino a cambiare gli schemi e ridare slancio alla città».

«È importante - commenta il capogruppo dei Verdi in Consiglio comunale Ruggero Pozzer - riflettere sulla proposta di Sgarbi e dare finalmente la giusta valorizzazione a quel compendio, situato in un luogo straordinario della città ma valorizzato solo dal Ministero per i beni Culturali che ne ha decretato la tutela. Purtroppo la politica degli ultimi decenni non è stata in grado di destinare ex Anmil a una delle numerose proposte avanzate. Ultima in ordine di tempo quella che avrebbe portato sulla collina un'accademia internazionale della lirica a dell'opera scenica; c'era anche il finanziamento privato, ma non si è fatto nulla».

«La caratteristica del luogo inserito nel bosco della Città - sottolinea il consigliere ambientalista -, aveva in precedenza fatto pensare ad una casa di cura o di soggiorno per soggetti deboli o anziani. Io stesso e chi si occupa di educazione, avevamo pensato ad una scuola, con una didattica ad utilizzare il luogo naturale e ricco di una infinità di stimoli. La povertà di idee ha invece stimolato la necessità di un abbattimento, falsamente basato su un'ipotesi di rinaturalizzazione; ma tornare al bosco originale è ormai impossibile anche perché è stata subito scartata la possibilità di portare via dal luogo le eventuali migliaia di tonnellate di macerie. Quell'opera dentro il bosco al giorno d'oggi non verrebbe mai realizzata; ma oramai esiste e tanto vale utilizzarla, evitando così che l'immensa cubatura edificatoria detenuta di diritto dalla proprietà si traduca in edificazione portata in basso e della quale il centro città proprio non ha bisogno. Ben venga dunque una nuova ipotesi in questo caso avanzata da Vittorio Sgarbi».