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PAVANA. Francesco Guccini è morto questa mattina nella sua casa di Pavana, sull'Appennino tosco-emiliano. Aveva 86 anni. Accanto a lui, fino all'ultimo, la moglie Raffaella, la figlia Teresa e i familiari. La notizia è stata comunicata dalla famiglia, che ha chiesto il massimo riserbo: le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, nel rispetto delle volontà del cantautore.
Con Guccini scompare uno dei più grandi protagonisti della canzone d'autore italiana. Nato a Modena il 14 giugno 1940, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della musica con un repertorio entrato nella memoria collettiva. Brani come La locomotiva, L'avvelenata, Dio è morto, Auschwitz, Canzone per un'amica, Eskimo e Autogrill hanno segnato generazioni di ascoltatori, unendo poesia, impegno civile, ironia e racconto della vita quotidiana. È stato anche scrittore di successo, autore di romanzi e saggi oltre che cantautore.
Solo un mese fa, parlando del ritorno nelle sale del film-concerto Fra la via Emilia e il West, aveva raccontato il suo legame con la montagna e con la casa di Pavana: «Sto bene qua in Appennino, con questo cielo, questa aria, questo silenzio». Proprio quel film documentava il grande concerto del 1984 in Piazza Maggiore a Bologna, organizzato per celebrare i suoi vent'anni di carriera insieme ad amici come Lucio Dalla, Paolo Conte, i Nomadi con Augusto Daolio e Pierangelo Bertoli.
Negli ultimi anni Guccini aveva scelto una vita appartata, dedicandosi soprattutto alla scrittura e comparendo raramente in pubblico. Nel 2026 era tornato eccezionalmente per inaugurare una mostra a lui dedicata e aveva confidato di non uscire di casa da molti mesi.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della cultura italiana: quello di un artista che ha saputo raccontare il tempo, la memoria, la politica, gli affetti e le contraddizioni del Paese con una voce inconfondibile e parole destinate a rimanere.



























