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ROVERETO. Vittorio Sgarbi sembra che abbia fatto davvero centro con la mostra che da domenica al Mart propone un inedito sguardo su alcuni grandi dell'arte europea, mettendo in dialogo il rinascimentale Raffaello Sanzio con il multiforme Pablo Picasso, il visionario Salvador Dalì e il metafisico Giorgio de Chirico.
La mostra, a cura di Beatrice Avanzi e Victoria Noel-Johnson, aprirà domenica mattina, ma ha già suscitato un tale interesse che in poche ore ha esaurito tutti i biglietti disponibili, anche ovviamente grazie al fatto che domenica l'ingresso nei musei sarà gratuito. Ma segnala comunque l'attenzione che si prepara per questa mostra.
Per chi è rimasto senza biglietto, ci sarà comunque tempo e modo per vedere questa esposizione perché resterà aperta nel palazzo di corso Bettini fino al 29 agosto.
La mostra è di per sé inusuale, perché indaga l'influenza che Raffaello Sanzio ebbe su alcuni tra i maggiori protagonisti del XX secolo: Picasso, de Chirico e Dalí, appunto. Un dialogo che attraversa i secoli e che permetterà ai visitatori di vedere alcuni quadri provenienti dai più importanti musei internazionali, come gli Uffizi, il Musée national Picasso di Parigi e la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres.
Si tratta di 100 capolavori, tra quadri e disegni, alcuni immortali, che compongono un percorso nel quale antico e moderno dialogano, più o meno nella consapevolezza degli artisti. Vittorio Sgarbi ha tenuto insieme la raffinatezza di alcune opere con la popolarità di questi autori.
Con loro, Sgarbi, grande vate del Mart di cui si è impossessato quasi violentandolo, vuole superare le rigide definizioni dell'accademia.
Peraltro il Mart aveva già tentato in passato sperimentazioni tra epoche diverse, con Cristiana Collu e Antonello da Messina. Qui però l'operazione sgarbiana (che ha evidentemente "obbligato", artisticamente parlando, le due curatrici alla sua visione) va più in profondità, soprattutto per le tante opere di grande pregio che fanno individuare i fili che legano i moderni Picasso, de Chirico e Dalì, all'antichità, a Raffaello, anche se gli esiti dell'interpretazione sono diversi tra loro.
De Chirico con Raffaello, fu colto e sistematico, Picasso più dissacrante, mentre Dalí sarà più ammirato, aspirando a divenire "il Raffaello del XX secolo".Al Mart le oltre 100 opere propongono differenti variazioni dell'estetica di Raffaello, di cui viene esposto ad esempio il celebre autoritratto proveniente dagli Uffizi. Il cinquecentenario della morte, appena trascorso, è l'occasione per una rilettura della sua influenza. In mostra ci sono anche alcune opere del neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres, che rivelano per Raffaello una passione costante.
Come illustra la curatrice Beatrice Avanzi nel catalogo che accompagna la mostra «l'opera, e la vita stessa, di Raffaello sono state cristallizzate in un mito nutrito di seduzione e unanime consenso. Il fatto stesso che i maggiori artisti del secolo, interpreti delle sue istanze più rivoluzionarie, abbiano trovato un punto di riferimento costante nell'opera del "divino pittore" è testimonianza eloquente di un magistero che appare oggi, ai nostri occhi, eterno».
La mostra si snoda attraverso 8 sezioni tematiche che individuano gli stilemi raffaelleschi nel repertorio figurativo dei tre pittori, dallo spazio ideale ed enigmatico delle magnetiche Piazze d'Italia di de Chirico, ispirato a quello dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, ai precisi rimandi presenti nella pittura di Dalí. Ci sarà anche una celebre copia de «La Fornarina» attribuita a Raffaellino del Colle, allievo di Raffaello, da cui prende l'avvio una ricca galleria di straordinari ritratti femminili, tra cui Donna seduta, di Pablo Picasso che ricorda opere molto più tarde come La Pisseuse del 1965 e «Autunno», di Giorgio de Chirico.
Le ultime tre sezioni della mostra approfondiscono il rapporto dei tre artisti con l'arte di Raffaello, con un ricco insieme di documenti e libri sul'artista rinascimentale. Una mostra imperdibile, che resterà negli annali del Mart.Fa.


