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TRENTO. Un tributo agli "eroi sconosciuti" delle forze dell'ordine, a chi ogni giorno lavora lontano dai riflettori per garantire la sicurezza dei cittadini. È il messaggio al centro della presentazione del libro «Dalla parte Giusta» del Gennaro Capoluongo, dirigente generale di Pubblica Sicurezza, ospitata nella sede della Sosat di Trento su iniziativa della Società Trentina di Antropologia.
Nel corso dell'incontro, moderato da Lucia Togni, Gennaro Capoluongo ha raccontato come il volume nasca dall'esigenza di lasciare una testimonianza sul lavoro svolto da donne e uomini delle forze dell'ordine, spesso impegnati per mesi o anni in indagini complesse e delicate. «La lotta alla criminalità non è mai l'impresa di un singolo, è un lavoro di squadra», ha ricordato il dirigente, sottolineando anche il ruolo fondamentale delle famiglie, chiamate a condividere sacrifici e responsabilità.
Uno dei momenti più partecipati della serata è stato dedicato alla riflessione sullo Stato di diritto. Capoluongo ha evidenziato come una società sempre più veloce e orientata al consumismo rischi di perdere il senso della convivenza civile, ricordando che ai diritti, sanciti dalla Costituzione, devono corrispondere anche doveri e responsabilità individuali.
Il dirigente ha quindi ripercorso alcuni episodi della propria carriera, dal coordinamento delle indagini su un quadruplo omicidio legato al traffico di droga fino all'esperienza maturata all'Interpol, raccontando il recupero di una bambina rapita all'estero e il valore dell'umanità e della sensibilità dimostrata dagli operatori di polizia anche nelle situazioni più delicate.
Nel corso dell'incontro è stato presentato anche il progetto della Società Trentina di Antropologia, illustrato dal fondatore Corrado Bazzanella. L'associazione si propone come un luogo di confronto tra discipline diverse, con l'obiettivo di promuovere cultura, ricerca, prevenzione e responsabilità civile attraverso conferenze, incontri pubblici e iniziative formative rivolte alla comunità trentina.
La serata si è conclusa con alcuni intermezzi musicali dedicati a Mozart, Vivaldi e alla Marcia di Radetzky, eseguiti dalla pianista Monica Maranelli e dalla violinista Priyanka Ravanelli.


