Il Coro della Sat trionfa nel Tempio della musica di Mosca

La Casa internazionale della Musica di Mosca è un motore pulsante che fa e promuove linguaggi ponte, di unità universale. Vive in centro, tra palazzi popolari e uffici di vetro e cemento, tra storia e innovazione. Sta sopra la Moscova. Una cittadella protetta dai rumori e dagli sconcerti che ci accompagnano nei giorni. Distante dalle grandi cattedrali ammiccanti e complessate del consumismo, dai centri commerciali tutti fatti con lo stampino, che ci hanno accompagnato gridando benessere tra l'aeroporto e la metropoli.

È un altro mondo. Che ci regala suoni e armonie a piene mani. Alti progetti che fanno crescere la febbre della cultura, così come piccole sensibilità che fanno guarire dall'oggi. Ci passano artisti proclamati come giovani talenti in cerca di identità. Una Casa che ci regala anche quei suoni che nessuno sa darci. Come le corde emozionate del Coro della Sat. Al settimo piano, sotto la grande cupola si apre il sipario dell’Auditorium Svetlanov, un Tempio della Musica, futuristico, tutto in legno, dall'acustica perfetta e che accoglie incastonato in testa all'arena un organo d'avanguardia: 87 registri, 4 tastiere e più quintalate di canne.

Il più grande della Russia, da far tremare i polsi e mandare in estasi qualunque organista degno di tale nome. Stefano Rattini - diciamolo - ha dormito solo dopo averlo conquistato in un tour de force notturno prima del concerto. 

È qui, in questa sala, che il Coro della SAT ha mandato in visibilio un pubblico di millecinquecento persone con quel suono che non ha nessuno. Il 21 gennaio, all’interno dell’ottava edizione del prestigioso Festival di Musica Sacra Natalizia di Mosca (lo stesso giorno dell'anniversario della morte di Lenin, con parata sulla Piazza rossa ancora luccicante dagli addobbi natalizi con mercatini in gran mostra). Festival benedetto dal Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, l'8 gennaio scorso: "in questi giorni luminosi, condividiamo la gioia del Dio incarnato e Salvatore del mondo per cantare a lui canti di lode".

[[{"type":"media","view_mode":"media_large","fid":"1665061","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"360","width":"480"}}]]

Un Festival di gioia dove le voci umane hanno cantato assieme alle voci degli angeli, canti bizantini, canti della tradizione liturgica e contemporanei, spirituals e popolari d'Oriente e d'Occidente.  

La Sat ha eseguito il repertorio classico del Natale, le canzoni del popolo, della fede, della speranza, i canti dell'innocenza (trentine, piemontesi, croate, siciliane, austriache, marchigiane) armonizzate dai pilastri della vocalità satina, quelle canzoni ormai entrate nelle ossa di ognuno - e gli applausi fragorosi e ritmati, i "bravi" e "bravissimi" in italiano durante e alla fine del concerto ne sono testimonianza chiarissima - e portate a maturazione grazie al lavoro instancabile e alla sensibilità e maestria  del direttore Mauro Pedrotti. Grazie, in fondo, ad un lavoro di squadra, ad una intesa e affinamento di crescita comune, eccezionale.  

Da la Nenia di Gesù Bambino (Luigi Pigarelli) è stato tutto un crescendo di perfezione, timbri, soffi di vento, intonazione, attraverso O felice o chiara notte (trascr.  Renato Dionisi), Questa notte è nato il Redentor (arm. Andrea Mascagni),  I tre Re dell’Oriente (trascr. Luigi Pigarelli), Stille Nacht (arm. Antonio Pedrotti), il mottetto sacro Adeste fideles (arm. Renato Dionisi), Tu scendi dalle stelle (arm. Antonio Pedrotti),  Questa notte è nato in terra (arm. Renato Dionisi),  Natu natu Nazzarè (arm. Lino Liviabella), Venite o pastori (arm. Renato Dionisi), Oggi è nato in una stalla (ricostr. Luigi Pigarelli), La pastora e il lupo (arm. A. Benedetti Michelangeli) fino al Preludio e fuga in do maggiore BWV 547 di J. Sebastian Bach, con Stefano Rattini degno protagonista alle tastiere, che ha chiuso la prima parte.  

La seconda parte del concerto si è aperta con tre rare composizioni organistiche, sempre per le mani felici di Stefano Rattini: Natale in Sicilia – Rapsodia italiana di Pietro Alessandro Jon (1886-1943), con la Piccola rapsodia su “Gesù Bambin l’è nato” di Massimo Nosetti (1960-2013) e con la Fantasie sur “Adeste fideles” (1987) di Naji Hakim (1955).

Una intelligente orchestrazione di registri e una alta coscienza di lettura ci hanno fatto vivere a pieni polmoni il respiro del re degli strumenti. Dulcis in fundo tre pezzi forti ormai entrati nella pelle della Sat,  rivoluzionandone il loro repertorio naturale, le tre grandi partiture polifoniche di classicissimo respiro quali l’Ave verum corpus, K618, di Wolfgang A. Mozart (versione per coro maschile e organo di Sandro Filippi, all’organo sempre Stefano Rattini), Natal! di Riccardo Zandonai (da I cavalieri di Ekebù) , con un Gianluca Zanolli, perfetto e ispirato violino solista di questa partitura di sottile e malinconico lirismo e il potente Te Deum di Riccardo Zandonai per coro maschile e organo (sempre Stefano Rattini) che ha fatto scattare in piedi la platea.

[[{"type":"media","view_mode":"media_large","fid":"1665076","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"360","width":"480"}}]]

Non potevano mancare i bis chiamati a viva voce. Bene, non ci crederete, ma a stupire e stupirci tutti rimanendo col fiato sospeso fino alla fine il Coro ci ha regalato una versione della Montanara da Guinness: il violino accorato di Zanolli al posto della voce solista! Una emozione!  "Siamo qui per la bellezza della nostra musica, ricordatevelo" ha sussurrato Mauro Pedrotti ai suoi 31 cantori, subito dopo la prova generale del pomeriggio.  Grazie Sat, grazie del bellissimo regalo!

Spassiba. Arrivederci Mosca.

Danilo Curti

comments powered by Disqus