TRENTO. «L'approvazione di questa legge apre una nuova fase: è l'inizio di un percorso che dovrà essere accompagnato con responsabilità, monitorato con attenzione e attuato con coerenza». Queste le parole della consigliera Vanessa Masè (La Civica) che, nel tardo pomeriggio di ieri, ha visto approvato il proprio disegno di legge sullo «zerosei», un progetto su cui lavorava e premeva ormai da anni.

A dirla tutta non si è trattato però di un vero e proprio plebiscito. Dopo un tour de force infatti tra accordi, ordini del giorno ed emendamenti, il consiglio provinciale (che viveva un clima non facile dopo il caso della mozione di sfiducia a Gerosa) si è spaccato con 19 voti favorevoli contro 13, e con tutta la minoranza a bocciare la legge. E a ragione di questa spaccatura soprattutto la presenza di un testo che, nonostante gli emendamenti dell'ultimo minuto concordati con le minoranze (e che hanno evitato il nodo ostruzionismo), appare comunque agli occhi delle opposizioni come il prodotto di un «taglia e cuci» da parte di Gerosa che ne ha stravolto in parte l'assetto iniziale. «Con questo ddl - ha affermato a nome del centrosinistra la consigliera Francesca Parolari (Pd) - non si introduce affatto il sistema integrato zerosei, come avviene in tutto il resto d'Italia, ma ci si concentra sull'avvio di servizi integrati 0-6 che prevedono in particolare bambini in età di nido dentro gli spazi delle scuole dell'infanzia, all'infuori di una cornice pedagogica di riferimento condivisa da tutti i soggetti coinvolti». «È un progetto - marca la consigliera - che parte al contrario, dal risultato, anziché dalle fondamenta. Con il rischio di creare servizi di serie B, specie laddove questi servizi ancora non ci sono».

Un'interpretazione data anche dal consigliere di Onda Filippo Degasperi (tra i primi oppositori alla legge così emendata) che ha sottolineato il rischio della «trasformazione di una scuola in un servizio conciliativo mai dichiarato», di «un'innovazione portata avanti senza il personale che potrà attuarla», e di uno «strapotere» che finisce nelle mani della Giunta. Entrando nel merito il disegno di legge approvato in definitiva ieri pomeriggio disciplina gli interventi provinciali diretti a istituire i servizi integrati dagli 0 ai 6 anni, permettendo la messa a sistema di quelle che già oggi sono delle sperimentazioni esistenti sul territorio (ad esempio a Povo).

La legge conferisce alla Provincia nel concreto la possibilità di attivare, su proposta dei titolari o dei gestori di servizi, lo «zerosei», ossia detto altrimenti l'istituzione di strutture (i cosiddetti «poli dell'infanzia») in cui venga garantita una condivisione degli spazi e dei laboratori nei bambini tra gli 0 e i 6 anni allo scopo di garantire pedagogicamente una maggiore continuità educativa nell'infanzia.

Tale servizio potrà essere attivato nei comuni con la presenza sia di scuole dell'infanzia che di nidi d'infanzia che sono in condizioni di prossimità o di coesistenza; nei comuni con la presenza solo di scuole dell'infanzia (specialmente nelle zone periferiche laddove ci sia disponibilità di spazio in struttura); e nei comuni con la presenza di scuole dell'infanzia con un numero di iscritti inferiore a quindici bambini e a rischio chiusura. Accanto a tutto questo vengono chiarite nel testo le modalità di gestione, di coordinamento e degli standard strutturali, oltre che stabilire i compiti delle insegnanti e degli educatori, con una particolare attenzione (anche grazie agli emendamenti proposti) alla possibile attivazione di un corso di laurea specifico per il territorio trentino, attualmente presente per il ramo infanzia solo con università telematica o, nelle immediate vicinanze, a Verona. Infine, come ricordato anche dalla stessa Masè, il testo rafforza la formazione e il coordinamento del personale, introduce strumenti di monitoraggio della qualità (che in questo modo trovano ancoraggio normativo) e pone attenzione concreta al sostegno alle famiglie e alla conciliazione vita-lavoro.

È previsto poi un tavolo istituzionale che contribuirà anche ai contenuti pedagogici. In tutto questo naturalmente sono garantite le prerogative dei comuni rispetto alla pianificazione dei servizi.«La legge - Conclude Masè - si rivolge con prudenza e rispetto verso il mondo dell'infanzia senza scegliere la forzatura dell'abolizione secca delle normative vigenti, come qualcuno avrebbe voluto, ma costruendo un quadro ordinato di continuità educativa tra nidi e scuole dell'infanzia, mantenendo distinti ruoli e professionalità. Rispetto ai timori che normalmente il cambiamento genera, è necessario procedere per gradi, lanciando messaggi di attenzione e prudenza, affinché in particolare il personale non si senta smarrito».