TRENTO. Il primo caso trentino di West Nile fa salire la preoccupazione. È notizia dell'altro ieri che, ad aver contratto l'infezione, è stata pure una donna residente in provincia, rientrata da una vacanza in Sud Italia. La paziente è ora ricoverata al Santa Chiara di Trento. Fra le varie misure attuate e i consigli dispensati, c'è però un altro aspetto sottolineato dal virologo dell'Università di Milano, Fabrizio Pregliasco: «Verranno attivati i controlli in via precauzionale anche sulle trasfusioni, o meglio sui donatori di sangue, in particolare per chi è stato in località a rischio». E questo «per garantire una sicurezza massima».

Professore, la West Nile si trasmette soltanto attraverso un unico vettore, la zanzara, è corretto?

Esatto, nello specifico la zanzara del tipo Culex che agisce soprattutto di notte e all'alba, pungendo le persone. Portatore del virus sono anche gli uccelli migratori che possono contrarre il virus durante il loro tragitto. Le zanzare si infettano pungendoli. Il virus si moltiplica nella zanzara e si localizza nelle ghiandole salivari: viene così trasmesso a un altro uccello.

Ci sono però altri animali che possono contrarlo?

Sì, anche gli animali possono essere infettati dalla West Nile. Abbiamo registrato diversi casi, soprattutto nei cavalli, ma anche negli animali domestici come cani e gatti. Ricordiamo però che i mammiferi e gli animali da compagnia non possono trasmettere la patologia.

Quali sono i fattori che rendono un'area più a rischio?

L'umidità e le alte temperature, ma anche zone dove l'acqua tende a stagnare. Questo è legato anche al cambiamento climatico e alla globalizzazione. È atipico però che l'infezione sia stata contratta più a sud rispetto al solito. Di norma la zona più a rischio era la Pianura Padana. Adesso invece sono stati registrati dei casi in Lazio e in Campania.

C'è preoccupazione?

Si parla di numeri in crescita negli ultimi anni. La patologia è stata individuata per la prima volta nel 1937 in Uganda. Nel 2000 è arrivata negli Stati Uniti, mentre nel 2008 ha raggiunto anche l'Europa e l'Italia. Nel 2018 abbiamo registrato numeri alti, ma dal 2020 cresce ancora, se non per la parentesi del periodo del Covid.

Di che numeri si parla?

L'anno scorso sono stati registrati 20 decessi in tutta Italia. Va detto che l'80% dei casi di chi contrae l'infezione è asintomatico, il 19% presenta sintomi simil-influenzali, mentre l'1% riporta forme neuro invasive. Di questi uno su 100 può morire. È una situazione che non conosciamo bene, ma che sta diventando un problema in Europa, soprattutto dell'Est.

Non possiamo dire che sia una situazione simile al Covid.

È una patologia più controllabile rispetto al Covid. Devono essere adottare una serie di controlli e di misure per contrastare la presenza di zanzare. Si parla di attività di disinfestazione ambientale per eliminarle. Fra le azioni quotidiane più banali, anche solo svuotare l'acqua dai sottovasi.