TRENTO. Se guardiamo la cartina con le zone ritenute più a rischio per la presenza di casi di West Nile possiamo dire che siamo circondati: dal Veneto alla Lombardia, dall'Emilia Romagna al Lazio e poi anche la Campania. Posti dove i trentini frequentemente vanno in vacanza.
Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Pizzo, direttore Unità operativa igiene e sanità pubblica.
Dottor Pizzo, quanto dobbiamo preoccuparci per le notizie che arrivano dalle altre province sull'aumento di ricoveri e decessi per West Nile?
Non direi che dobbiamo preoccuparci, nel senso che rispetto allo scorso anno la situazione non è particolarmente cambiata. Per quel che riguarda il Trentino il rischio è rimasto basso. Questo non significa che non esiste, ma rispetto ad altre regioni è decisamente più basso perché qui non abbiamo mai avuto un caso autoctono di persona che si è ammalata per una puntura di zanzara "locale". Dobbiamo comunque tener alta l'attenzione per monitorare questa malattia e in generale occorre fare prevenzione e tenere sotto controllo la popolazione delle zanzare. Occorrono azioni di sistema per cercare di applicare regole e condizioni per ridurne il numero.
Azioni di che tipo?
La sorveglianza prevede sorveglianza umana, del vettore (ossia delle zanzare) e degli animali, in particolare degli uccelli che sono i serbatoi della malattia.
Anche in Trentino si fa questo?
No, essendo noi zona a basso rischio questi controlli non sono richiesti, tuttavia attenzione è sempre molto alta soprattutto nel periodo estivo per quanto riguarda la malattia umana, ogni qual volta una persona ha febbre si deve necessariamente considerare questa ipotesi.
Posto che da noi il rischio è basso, il problema, dunque, è quando si va in vacanza in zone considerate a rischio, vedi Veneto o Campania?
Anche le altre regioni applicano gli stessi protocolli e in ragione del rischio sono attive nel fare prevenzione. Il singolo è importante che limiti il più possibile le esposizioni che possono comportare punture da parte di questi insetti. Importante è usare repellenti e frequentare zone in cui è meno probabile essere punti per quanto possibile. Quando disponibile è importante l'utilizzo delle zanzariere. In ogni caso, per quanto i casi ci siano, diciamo che i numeri sono allineati al trend dello scorso anno. Sappiamo che questa malattia in Italia esiste, fino ad ora sono stati confermati 30 casi di West Nile e probabilmente ce ne sono stati molti altri non diagnosticati. La malattia infatti può essere anche asintomatica o guarire senza conseguenze. Casi più tipici si manifestano con febbre e poi una quota minore assume forme neuroinvasive. Ma anche in queste situazioni la terapia può portare alla guarigione.
Le zanzare non sono solo portatrici del virus West Nile ma anche della Dengue. Anche in questo caso non dobbiamo preoccuparci troppo?
Anche per quanto riguarda la Dengue nella nostra provincia non si è mai registrato un caso autoctono. É capitato di diagnosticarla in persone che provenivano da un viaggio da zone a rischio. Ma in questi casi sono necessarie procedure diverse perché mentre per la Dengue il ciclo è uomo-zanzara tigre-uomo, per il West Nile i serbatoi sono gli uccelli e il vettore la zanzara comune che infetta l'uomo pungendola. In ogni caso tutti noi dobbiamo contribuire a rendere difficile la vita delle zanzare, anche in Trentino.
Forse in Trentino dobbiamo preoccuparci più delle zecche che delle zanzare?
Effettivamente noi siamo zona endemica per la Tbe delle zecche ma la grande differenza è che questa malattia possiamo prevenirla con la vaccinazione. Le zanzare e gli uccelli volano, non credo possiamo sperare di rimanere a lungo indenni da casi autoctoni.
Quali sono le previsioni?
Credo che non possiamo illuderci. Dobbiamo considerare che le zanzare ci sono, gli uccelli si spostano e quindi anche noi potremmo in futuro essere interessati. Ma ci stiamo preparando per gestire al meglio un eventuale arrivo del virus.

