TRENTO. Il Consiglio provinciale si è diviso sulla proposta di voto presentata da Michela Calzà, che invita il Parlamento ad approvare una definizione del reato di violenza sessuale fondata sul principio di un consenso libero, attuale ed esplicito, in linea con la Convenzione di Istanbul. Dopo un lungo confronto, la seduta si è conclusa senza arrivare al voto, nel tentativo di trovare una mediazione tra maggioranza e opposizione.

Nel dibattito è emersa una condivisione trasversale sulla necessità di rafforzare il contrasto alla violenza contro le donne, ma anche profonde differenze sul contenuto della proposta e sui tempi dell'intervento. Eleonora Angeli e Chiara Maule hanno ribadito che il consenso deve rappresentare il fulcro della norma, evidenziando il rischio che la necessità di dimostrare un rifiuto esplicito finisca per concentrare l'attenzione sul comportamento della vittima.

Dalla maggioranza sono invece arrivati inviti alla prudenza. Stefania Segnana, Antonella Brunet, Luca Guglielmi, Christian Girardi, Maria Bosin e Daniele Biada hanno ricordato che la riforma è all'esame della Commissione Giustizia del Senato e hanno ritenuto opportuno attendere l'esito dell'iter parlamentare, trattandosi di una materia di competenza statale.

Il confronto si è acceso dopo l'intervento di Paola Demagri, che ha invitato le consigliere di maggioranza a esprimersi liberamente su una questione legata alla sensibilità personale. Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha quindi ricostruito lo stato della riforma nazionale, richiamando i dubbi tecnici emersi nelle audizioni parlamentari e proponendo di sospendere la discussione.

Calzà ha però respinto la proposta di rinvio, sostenendo che proprio lo stallo dell'iter al Senato renda necessario un nuovo segnale politico. Secondo la consigliera, sostituire il riferimento al consenso con quello della "volontà contraria" rischierebbe di trasformare «il processo penale in un processo alla vittima».

Dopo due riunioni della maggioranza, l'assessora Giulia Zanotelli ha riferito che il tentativo di elaborare un emendamento condiviso non aveva ancora prodotto un'intesa. La seduta si è quindi chiusa senza votazione, rinviando la decisione a un successivo confronto.