TRENTO. «Non rimuovere nulla, ma integrare». È la richiesta che Padri in Movimento ha inviato oggi, 30 settembre, alla Provincia autonoma di Trento e alla Commissione provinciale pari opportunità. L’obiettivo è fare in modo che anche gli uomini vittime di violenza psicologica, fisica o economica possano trovare nei luoghi pubblici un’indicazione chiara sui servizi ai quali rivolgersi.

La questione nasce dal confronto tra i materiali affissi negli uffici pubblici e nei locali aperti al pubblico in Trentino, anche a Rovereto. Da una parte c’è il cartello nazionale del 1522, rivolto alle donne vittime di violenza con il messaggio «Non sei sola»; dall’altra la campagna provinciale «CambiaMenti», destinata agli uomini autori di violenza. «Il servizio è utile e non ne mettiamo in discussione l’esistenza – afferma Luca Valentini, coordinatore regionale Trentino-Alto Adige di Padri in Movimento – ma per l’uomo che la violenza la subisce non c’è scritto nulla». L’associazione precisa quindi di non chiedere la sostituzione dei cartelli previsti dalla normativa, ma di affiancare un ulteriore riferimento.

A sostegno della richiesta vengono citati alcuni dati. Secondo il rapporto Istat sul 1522, pubblicato il 4 settembre 2026, nel 2025 il 24,5% delle chiamate valide, 15.039 su 61.303, è stato classificato «fuori target», categoria che comprende anche chiamate da o relative a vittime di sesso maschile. Padri in Movimento richiama inoltre i dati del Ministero dell’Interno 2020-2023, secondo i quali le donne rappresentano circa il 74% delle vittime negli atti persecutori e l’81% nei maltrattamenti contro familiari e conviventi.

Nella lettera l’associazione chiede alla Provincia di indicare quale servizio sia oggi disponibile per gli uomini vittime e, qualora non esista, di istituirlo, oltre a prevedere un riferimento telefonico inclusivo. Viene chiesto anche di valutare possibili integrazioni alla legge provinciale 6/2010 e di aprire un confronto con le strutture competenti. Padri in Movimento ha infine domandato i dati aggregati sugli uomini che si sono rivolti ai servizi antiviolenza in Trentino. «Chiedere che i servizi accolgano ogni persona – conclude Valentini – non significa togliere risorse a chi già le riceve».