TRENTO. Si erano conosciuti e piaciuti. La simpatia era poi diventata affetto e si era consolidata in una relazione affettiva. Ma se lei era innamorata, lui - evidentemente - non sa cosa significhino sentimento e rispetto: l'uomo, cinquantenne di origine nordafricana, da parecchi anni in Italia, è stato condannato a 11 anni 2 mesi di reclusione, in abbreviato, per i reati di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona, lesioni personali aggravate, violazione di domicilio, minacce, violenza aggravata e atti persecutori.

Più di undici anni di pena, dunque, tenendo conto della diminuzione di un terzo prevista dal rito: questa la decisione del gup al termine dell'udienza, ieri pomeriggio. Il giudice ha inoltre condannato l'imputato al risarcimento dei danni a favore della donna per un importo pari a 80mila euro con provvisoria esecuzione. Disposte l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata per tre anni.

I numerosi episodi contestati al cinquantenne, avvenuti lo scorso anno in città, sono contenuti in due pagine. Le indagini sono partite da un episodio di violenza avvenuto nelle vicinanze del luogo di lavoro della donna: lui la aveva raggiunta, presa per le braccia e strattonata. La scena era stata vista da una persona che si era rivolta al numero di emergenza "112". Per l'uomo era scattato il fermo.

Ma il racconto che la donna aveva fornito ai carabinieri non si era limitato a quel singolo episodio, andando anche indietro nel tempo. È così emersa una dolorosissima vicenda di violenze ripetute e di vessazioni, con l'uomo che cercava sempre di "tenere in pugno" la fidanzata e pretendeva di disporre di lei in ogni maniera.

La vittima ha raccontato degli abusi subìti, delle minacce che riceveva tutte le volte che cercava di ribellarsi, della paura che provava nei confronti del soggetto che pensava di amare e che invece si era rivelato un uomo violento e uno stolker, incapace di accettare la fine di una relazione.

«Le indagini - evidenzia la procura di Trento in un comunicato ufficiale - hanno consentito di ricostruire un quadro caratterizzato da reiterate condotte violente e vessatorie nei confronti della persona offesa, culminate nel giugno 2025 in episodi di violenza sessuale e privazione della libertà personale all'interno dell'abitazione della vittima».

La donna ha raccontato agli inquirenti di essere stata rinchiusa per alcuni giorni in una stanza di casa: lui aveva le chiavi e decideva a suo piacimento se e quando farla uscire, anche solo per andare in bagno, e se portarle o meno da mangiare.

Quando l'uomo l'aveva finalmente liberata, lei era tornata al lavoro come se nulla fosse, ma decisa a troncare quella relazione tossica. Innanzitutto aveva iniziato ad evitare ogni tipo di contatto.

L'uomo, non accettando la situazione, la perseguitava con telefonate e messaggi; non ottenendo alcuna risposta si era presentato sul luogo di lavoro di lei, avvicinandola contro la sua volontà e prendendola con violenza per le braccia: è stato grazie alla chiamata al "112" da parte di un cittadino che la drammatica vicenda è venuta alla luce.

Da quel giorno la donna vive in una casa protetta.