I vigili 

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Il comandante Sergio Dalledonne

Stava spegnendo insieme ad altri vigili del fuoco un incendio boschivo nei boschi sopra Ospedaletto. Il peggio sembrava passato, ma nel giro di pochi minuti quell’intervento poteva finire in tragedia. Il comandante dei Vigili del fuoco di Roncegno, Sergio Dalledonne, non ha mai dimenticato quella giornata.

“Il vento è un avversario imprevedibile e temibile. Quando il rogo era ormai domato ci siamo trovati circondati dalle fiamme. Per noi non c’era nessuna via di fuga. Solo l’intervento tempestivo dell’elicottero ci ha salvato. Si è aperto un varco e siamo riusciti a scappare correndo a valle. Quando siamo tornati su per riprendere l’attrezzatura abbiamo trovato solo pezzi di ferro”.

Di situazioni difficili Sergio Dalledonne, 45 anni e un entusiasmo contagioso, ne ha vissute tante nel corso della sua lunga militanza nei pompieri: nessuna di queste lo hanno spinto a fare un passo indietro. Lo hanno fatto al contrario appassionare ancora di più a quella che per lui è una splendida missione.


Dal 2018 guida il Corpo di Roncegno, una realtà da una quarantina di vigili del fuoco effettivi, 4 allievi (“speriamo di averne di più in futuro”) e una media di 200 interventi all’anno.


Una vita dedicata al Vigili del fuoco

Sergio Dalledonne ha iniziato la sua carriera nei Vigili del Fuoco nel 1992, quasi per caso, a Borgo Valsugana: “Avevo 13 anni e nessuna idea di cosa volesse dire essere un pompiere. Era il 1992 e sono partito dagli allievi. All’inizio ero spaventato, perché la vecchia guardia ti osservava con occhi critici. Dovevi dimostrare di essere degno di far parte del gruppo con i fatti. La formazione era più rudimentale rispetto ad oggi, non c’erano tutte le tecnologie e i protocolli moderni. Si imparava facendo”.

Nel 1992, Sergio ottenne il suo primo tesserino da pompiere durante la festa di Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco. “Indimenticabile” dice. Fin da subito fu mandato in prima linea:  “Quasi ogni settimana negli anni ’90 c’era un incidente sulla statale. Non sto a dire  quello che ho visto. Ho tenuto tra le mani persone gravemente ferite, ho lottato per salvare vite. La cosa peggiore è quando ti trovi di fronte a una tragedia e ti rendi conto che non puoi fare nulla. Ogni vita salvata, ogni emergenza risolta vale i sacrifici fatti. Quando giro e incontro delle persone che mi dicono “sa che mi ha salvato lei?”, ecco lì mi emoziono”.

Il trasferimento a Roncegno e la nuova sfida

Nel 2012, la vita di Sergio subì una svolta importante. “Per motivi familiari, mi sono trasferito a Roncegno. Lasciare la squadra di Borgo non fu facile.. Il comandante dell’epoca del posto, Luca Conci, mi invitò a unirmi alla squadra, e nel 2015 sono diventato caposquadra. Poi, nel 2018, fui eletto comandante. È stato un momento di grande orgoglio. Ora sono al secondo mandato”.

La tempesta Vaia: un ricordo indelebile
 

La tempesta Vaia, che colpì il Trentino nell’ottobre del 2018, è una delle esperienze che hanno segnato Sergio Dalledonne. “Fu un incubo” ammette. “Il vento soffiava così forte che sembrava volesse portarsi via tutto. Ricordo che eravamo impegnati in un evento in paese quando ricevemmo le prime chiamate. Non riuscivamo a stare dietro a tutte le richieste di aiuto. I tetti delle case volavano via, gli alberi cadevano come birilli”. Quella notte, Sergio prese una delle decisioni più difficili della sua carriera: “Sospendere, nonostante tutto quello che stava succedendo, gli interventi per garantire la sicurezza della sua squadra. Il rischio era troppo alto. Non potevo permettere che i miei uomini si facessero male. A volte la vera forza non sta nel buttarsi a capofitto, ma nel sapere quando fermarsi”.

Duecento interventi all’anno


“Non c’è tempo per annoiarsi” scherza Dalledonne, nella bella caserma. “Si spazia dagli incendi – per fortuna non così frequenti negli ultimi anni – a una voce  che ci richiede sempre più impegno è quella della rimozione dei nidi di vespe. Ne abbiamo fatto uno nelle scorse settimane presso la nostra scuola e in tanti ci chiamano. Si interviene di notte”. E prosegue: “Anche il fronte del soccorso alle persone è sempre caldo. Vi dico una cosa. Il territorio di Roncegno è grande, ci sono dei masi raggiungibili solo se si conoscono bene le strade. Il navigatore è spesso un cattivo consigliere e le ambulanze arrivano in fretta sul posto perché ci siamo noi”.

La “maledetta” Ss47


“La pericolosità della strada è sempre considerevole, ma rispetto al passato la situazione per fortuna è migliorata. Molti degli incidenti sono provocati oltre che dalla velocità, dalla disattenzione. E da abitudini scellerate come il parlare al telefono mentre si guida. Sulla Ss47 c’è negli ultimi anni, specialmente nella stagione degli amori, il problema dell’attraversamento della carreggiata di cervi, caprioli e altri animali. Ho visto macchine completamente distrutte per un impatto con un ungulato. Soluzioni? Non tocca a me dirle, un’idea potrebbe essere quella della creazione di corridoi faunistici”.

Spirito di squadra e solidarietà

“Lavoro con un bellissimo gruppo – dichiara Sergio Dalledonne –. Ci troviamo settimanalmente per confrontarci e per allenarci. La preparazione è fondamentale per essere sempre all’altezza della situazione. Sono anche soddisfatto della qualità dell’attrezzatura che abbiamo a disposizione e di una caserma che ci permette di accogliere anche chi ha bisogno se serve. La burocrazia? Vi hanno già detto tutto gli altri comandanti che avete sentito. Terribile. Voi non immaginate nemmeno le carte e le procedure che servono per organizzare una semplice festa come quella che noi facciamo ogni anno in paese. Ma non ci arrendiamo”.

La storia del corpo

Risale all’anno 1877 la costituzione della “Compagnia dei Pompieri di Roncegno”. Per chi volesse conoscere bene la storia del Corpo diretto dal 2018 da Sergio Dalledonne, non può non leggere un libro uscito in occasione del 125esimo di fondazione scritto da Giulio Candotti.

“Lo scopo principale dell’istituzione della Compagnia dei Pompieri – si legge nello Statuto – è quello di avere in paese un corpo ben istruito e disciplinato nella cognizione e nel maneggio delle Macchine Idrauliche, onde possa utilmente prestarsi prestarsi nell’estinzione degli incendi”.

Si sa che alla testa dei primi volontari fu posto  Michele Boccher (Cheloto), che ricoprì questo incarico fino al 1890, quindi per 13 anni.

Tante le storie e gli aneddoti: tra gli eventi più dolorosi l’incendio di casa Martinello a Marter nel 1924. Nelle operazioni di spegnimento un vigile in seguito alle ferite riportate moriva. Duri anche i giorni dell’alluvione del 1966. Roncegno ha sempre risposto “ci siamo” anche quando c’era da intervenire per aiutare popolazioni in difficoltà in Trentino, Italia e all’estero.