Nel silenzio di una tendopoli allestita all'Aquila, tra le macerie di vite spezzate e sogni infranti, una bambina di sei anni tendeva la mano verso Luigi Orler, vigile del fuoco di Mezzano. Nella sua piccola mano stringeva un sacchettino contenente piccole perline colorate, l'unico tesoro rimasto dopo aver perso tutto nel terribile terremoto del 2009.


"Lei voleva solo regalarmi una perlina, ma io ero concentrato sul lavoro da fare", racconta con la voce rotta dall'emozione Orler, oggi 53enne, alla guida del corpo dei vigili del fuoco volontari di Mezzano da sette anni. "L'ho allontanata per una questione di sicurezza, pensando che avrei perso tempo prezioso. Un errore che mi ha segnato profondamente."


Fu una volontaria della Croce Rossa a far comprendere al comandante la portata del suo gesto. "Quella bambina non ha giochi, ha solo questi bottoncini. Vorrebbe regalarne uno perché vede in voi i suoi salvatori", gli disse. Parole che colpirono l’attuale comandante come una freccia al cuore.


"Ho chiamato subito la bambina e ho accettato con grande gioia quel dono minuscolo", confessa. Quella perlina, simbolo di gratitudine infinita, è rimasta per anni nel taschino della sua divisa. "Purtroppo un giorno l'ho persa. L'ho cercata ovunque, nell'armadietto, su tutte le divise. A distanza di tanti anni, ancora mi dispiace profondamente di questa perdita."


Il corpo dei vigili del fuoco volontari di Mezzano, con una storia che affonda le radici in più di un secolo di servizio alla comunità, conta oggi 23 effettivi, una squadra coesa che copre un territorio montano esteso e complesso. Luigi Orler, entrato nel corpo nel 1996, ha scalato tutti i gradini della gerarchia: segretario, caposquadra, vicecomandante e, dal 2017, comandante.


"Quando sei un semplice vigile, hai la responsabilità di te stesso. Quando diventi caposquadra, hai la responsabilità delle persone che hai sotto. Ma da comandante, la responsabilità aumenta esponenzialmente", spiega Orler. "Il primo obiettivo è sempre che non si faccia male nessuno."


Gli interventi che hanno segnato la carriera di Orler sono numerosi e diversificati. L'alluvione in Emilia-Romagna del 2023 è tra i più drammatici. "Eravamo a Modigliana, soprannominata 'il paese delle frane'. In quelle due alluvioni hanno avuto più di 7000 frane su tutto il territorio. Era una situazione impossibile: niente comunicazioni, niente elettricità, niente acqua. Abbiamo dovuto prendere rischi per salvare persone intrappolate."


Un episodio in particolare è impresso nella sua memoria: "Due anziani di 80 anni erano isolati, ma non potevamo portarli a valle perché il percorso era impraticabile. Ho dovuto lasciarli lì con la promessa che saremmo tornati il giorno dopo con l'elicottero. Vedere quelle persone piangere mentre ci allontanavamo mi ha spezzato il cuore, ma era l'unica soluzione possibile."


Anche la tempesta Vaia, che nel 2018 ha devastato i boschi del Trentino, ha messo a dura prova il corpo. "Ero comandante da soli sei mesi. Ricordo il momento cruciale: ero in sala radio a coordinare i miei uomini quando ho visto il tetto della casa di fronte volare via. Ho ordinato a tutti di rientrare immediatamente in caserma."


Ma non sono solo le grandi calamità a far parte del lavoro dei vigili. Gli incidenti stradali, gli interventi di supporto al 118, le ricerche di persone scomparse – spesso cercatori di funghi inesperti – scandiscono la quotidianità del corpo. E poi ci sono gli interventi che segnano profondamente, soprattutto i vigili più giovani, come i suicidi o i tentati suicidi.


"Cerchiamo di addestrarci alla gestione dello stress", spiega Orler. "Abbiamo fatto corsi con psicologi per essere preparati ad affrontare situazioni traumatiche. Quando ero un giovane vigile, entrando in caserma guardavo quali mezzi erano presenti per capire chi dei colleghi esperti ci sarebbe stato in caso di emergenze difficili."


Il corpo di Mezzano vanta anche un programma per vigili del fuoco allievi, ragazzi dai 14 ai 18 anni che intraprendono un percorso formativo. "Non tutti diventeranno vigili effettivi, ma è un'esperienza di crescita preziosa. Alcuni si legano fortemente al corpo, altri portano a termine il percorso come farebbero con lo sport o la scuola musicale."


Ciò che emerge dal racconto di Orler è la passione indissolubile per un servizio che va ben oltre il dovere. Una passione che richiede sacrifici non solo personali, ma anche familiari. "Vorrei ringraziare le nostre mogli, fidanzate, compagni", dice con gratitudine. "Spesso li trascuriamo, ma soprattutto, loro ci vedono partire per un'emergenza senza sapere quando torneremo, se dopo mezz'ora o dopo un giorno."


Quella perlina perduta continua a vivere nel cuore del comandante Orler, simbolo tangibile del fatto che, dietro ogni intervento tecnico, c'è sempre una dimensione umana da preservare. "I nostri interventi alla fine li portiamo sempre a casa. La vera difficoltà è mantenere l'equilibrio, fare squadra, ricordarsi sempre che dietro ogni emergenza ci sono persone, non solo problemi da risolvere."


E forse è proprio questo l'insegnamento più prezioso che quella bambina di sei anni, con il suo piccolo gesto, ha lasciato al comandante: nella frenesia del soccorso, nella necessità di essere efficaci e veloci, non bisogna mai dimenticare il valore di una mano tesa, di un sorriso, di quel tocco di umanità che fa la differenza tra un intervento tecnico e un atto di profonda solidarietà umana.