TRENTO. Dalla vendita della sua vecchia Ape pensava di ricavare almeno 800 euro. Trovata la persona interessata all’acquisto, ha accettato di abbassare l’importo a 700 euro. Alla fine della trattativa non solo non ha guadagnato nulla, ma ha pure perso mille euro. Il denaro, come ricostruito, si è volatilizzato a causa di operazioni effettuate ad uno sportello automatico e seguendo le istruzioni del finto acquirente.

Vittima della truffa è un sessantenne residente in una valle del Trentino, che ha pubblicato on line l’annuncio per la cessione di un motocarro Ape. Tra le persone che lo hanno contattato c’era un uomo che, a fronte di uno sconto, avrebbe pagato subito l’importo riservandosi di arrivare in Trentino nei giorni seguenti per il passaggio di proprietà.

Il venditore ha accettato l’offerta e, come da istruzioni, si è recato ad uno sportello Postamat con il proprio bancomat per incassare i 700 euro pattuiti. Rimanendo al telefono con l’acquirente, ha effettuato tutte le operazioni che lo sconosciuto gli ha suggerito: credeva, in tal modo, di accreditare il denaro sulla sua carta, non rendendosi conto che stava invece trasferendo i soldi dal proprio conto a due Postepay.

Il finto acquirente, dopo aver terminato di indicare cifre e tasti da digitare, ha chiuso frettolosamente la comunicazione e si è reso irreperibile. Di lì a poco al venditore è arrivato il messaggio della sua banca che lo avvisava di aver speso mille euro in bonifici a favore di carte di credito ricaricabili.

Dalle indagini è stato possibile arrivare all’intestatario dell’utenza telefonica utilizzata per contattare la vittima - un cittadino del Bangladesh del tutto estraneo ai fatti - e a due quarantenni residenti nel Lazio, titolari delle Postepay sulle quali sono transitati i soldi.

I due italiani sono finiti a processo per truffa. Avrebbero potuto risarcire il danno per chiudere la vicenda, ma si sono disinteressati al procedimento in atto. Nonostante la difesa d’ufficio abbia sostenuto che non ci sarebbero prove che gli imputati siano stati gli ideatori della truffa, nonché che siano stati loro i beneficiari del denaro, il giudice li ha condannati a 6 ed a 9 mesi di reclusione.