TRENTO. «Un'opera strategica per incrementare l'accessibilità territoriale e ridurre i chilometri percorsi per gli spostamenti delle persone e delle merci». Così era stato presentato nel lontano 2018 dai vertici dell'autostrada A4, il progetto di fattibilità della Valdastico, l'infrastruttura di collegamento tra l'A31 (attualmente ferma a Piovene Rocchette nell'alto vicentino) e l'autostrada del Brennero (A22). E il tema, per anni accantonato a causa della mancata volontà politica, o per l'ostruzionismo delle opposizioni, è tornato in auge questo mercoledì, in occasione dell'assemblea generale degli industriali, dove il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha ribadito (c'è da dire "a sorpresa") che «l'impegno rimane, ma proprio perché noi non siamo ideologici, siamo disposti a ragionare su altre ipotesi».

Il riferimento del governatore è chiaro: l'uscita dell'A31 non sarà a Rovereto Sud. Nella primavera del 2023 infatti era stata proprio la prima giunta delle Lega a cercare di piegare l'A31 (attraverso la variante urbanistica) da Pedemonte Vicentino alla Città della quercia, incontrando però il parere negativo sia dalla commissione "Territorio" del Consiglio provinciale, sia dai Comuni trentini riuniti nel Consiglio delle autonomie (27 no, 2 astenuti). Orfana definitivamente dell'ipotesi di Rovereto non resta altra strada alla Giunta ora, come chiaro dalle parole di Fugatti, di rilanciare verso altre ipotesi di sbocco, idea appoggiata tra l'altro dagli stessi vertici di Confindustria.

Ma quali sono le altre ipotesi? Andiamo con ordine. Tra le idee vaneggiate, ma decisamente complessa (se non ormai impossibile da attuare) quella dell'uscita a Besenello. Nel gennaio 2019 infatti con una sentenza del Consiglio di Stato su ricorso dello stesso Comune (voluto dal sindaco di allora Cristian Comperini) la sede di progetto preliminare all'uscita e raccordo della Valdastico Nord attraverso Besenello era stata abbandonata. Dopo la sentenza (e la conseguente cancellazione del progetto originario) sono stati elaborati altri diversi progetti di fattibilità, anche e soprattutto in seguito all'elezione di Fugatti alla presidenza della Provincia autonoma, favorevole all'opera. Con l'ipotesi del collegamento dallo svincolo di Terragnolo con Rovereto, fortemente voluta dal governatore, ma "cestinata", ora restano aperte quindi tre ipotesi, tutte collegate al piano di fattibilità del 2018 e nelle strette vicinanze del capoluogo trentino. La prima parte di tracciato rimarrebbe uguale per tutte le ipotesi.

Una volta raggiunto all'aperto infatti lo svincolo di Caldonazzo e la bretella di collegamento alla SS 47 della Valsugana, l'asse principale proseguirebbe verso ovest con l'individuazione di tre tracciati alternativi verso la Valle dell'Adige. Partendo dallo sbocco più a sud la prima possibilità è quella di Acquaviva (all'incirca nella zona di villa Bortolazzi). In questo caso la lunghezza del tracciato sarebbe di 27,54 chilometri, con possibile innesto sulla SS12 del Brennero e in seguito sull'A22. Rimane in questo caso il nodo della convergenza con il bypass ferroviario, nella medesima zona. Medesimo problema anche per la possibile uscita a Mattarello, con una lunghezza di 26,75 km e, anche in questo caso, con possibile innesto sulla SS12 e sull'autostrada. Ultima ipotesi studiata anche quella di Trento Sud della lunghezza di 28,60 km, con innesto sulla SS12, in corrispondenza della rotatoria del Marinaio e nelle vicinanze del casello autostradale di Trento Sud dell'Autostrada.

L'infrastruttura, composta da due corsie per senso di marcia e da una corsia di emergenza sarebbe, secondo progetto, di tipo autostradale sino a Caldonazzo, per convergere invece in una strada extraurbana principale per la restante parte. I tracciati si svilupperebbero prevalentemente in sotterraneo (circa il 90%) attraverso le gallerie Vezzena e Vigolana.Più che favorevole al progetto, come anticipato, Confindustria: «La nostra posizione rimane quella che la Valdastico va assolutamente fatta - ha ribadito il presidente dell'associazione di categoria Lorenzo Delladio - Si tratta di un'opera necessaria per l'economia e per il turismo. Rimane un progetto che ormai da anni portiamo avanti come nostra proposta».

E rispetto allo sbocco di uscita: «Al momento non ho dati tecnici per dirlo. Ci sono diverse proposte. Quello che posso ribadire però è che l'opera va fatta per le attività economiche e tutti i movimenti che si muovono su quell'asse, compreso il turismo».