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TRENTO. Il 94,1% di chi consegue un dottorato di ricerca all’Università di Trento trova lavoro entro un anno dal titolo. Un risultato in crescita di 2,9 punti percentuali rispetto all’indagine del 2024 e di 5,1 punti rispetto al 2019, quando il tasso di occupazione era dell’89%. È quanto emerge dal rapporto AlmaLaurea 2026, che evidenzia anche una riduzione della disoccupazione al 3,5%.
Il dato migliora ulteriormente a tre anni dal conseguimento del titolo: lavora il 97% dei dottori di ricerca del 2022, con percentuali superiori al 95% in quasi tutte le aree disciplinari. Fa eccezione quella delle scienze umane, che si ferma al 93,9%. Il confronto con i laureati magistrali evidenzia il vantaggio del dottorato: a un anno dalla laurea il loro tasso di occupazione è dell’80,8%, mentre soltanto dopo cinque anni raggiunge il 94,4%.
Sul fronte economico, la retribuzione media mensile netta è di 1.984 euro, ma il potere d’acquisto risulta in diminuzione dell’1,2% rispetto al 2024 e dell’1,5% rispetto al 2019. Le differenze tra discipline sono marcate: si passa dai 2.107 euro delle scienze della vita ai 1.650 euro delle scienze umane. Resta inoltre un divario salariale di genere, con gli uomini che guadagnano mediamente l’11,9% in più delle donne.
Un altro elemento significativo riguarda la mobilità internazionale. Il 14,4% dei dottori di ricerca lavora all’estero, dove percepisce mediamente 2.745 euro netti al mese, contro i 1.858 euro di chi rimane in Italia. Una differenza di 887 euro mensili che mette in evidenza il divario retributivo tra il mercato del lavoro italiano e quello internazionale.


