TRENTO. Una clamorosa sentenza emessa dal Consiglio di Stato su ricorso di un candidato ha reso nulle le elezioni del consiglio della Provincia autonoma di Trento. In base allo statuto di autonomia si dovrebbero tenere nuove elezioni entro tre mesi. La sentenza del Consiglio di Stato annulla i risultati elettorali del 20 novembre 1983 che hanno portato alla formazione del consiglio della Regione Trentino - Alto Adige. Ma solo per quanto riguarda il collegio elettorale di Trento.

La sentenza ha accolto un ricorso presentato da Sergio Zanetti, un imprenditore trentino, candidato nelle liste di Autonomia integrale, uno dei due tronconi nei quali si era spezzato il Partito del popolo trentino tirolese. Il ricorso è stato determinato proprio dalla lite sorta all’interno del Pptt ed in sostanza sul mancato adempimento di norme elettorali da parte del troncone pipititino che fa capo al senatore Sergio Fontanari.


Nel suo ricorso Zanetti contestava al partito di Fontanari e Tretter di aver usato per le elezioni del novembre 1983 il simbolo della Svp prima di averne ottenuto la facoltà dal legale rappresentante di questo partito, Silvius Magnago. La delega infatti giunse in tribunale il 13 novembre 1983 quando i termini per la presentazione delle liste erano ormai scaduti.

L'intero mondo politico regionale è in subbuglio, mentre le varie segreterie politiche stanno convocando i propri organismi direttivi per decidere il da farsi. La legislazione infatti, per quanto riguarda la Provincia di Trento, non è del tutto chiara. L'art. 33 dello statuto di autonomia non prevede infatti l'annullamento delle elezioni ma solo lo scioglimento del consiglio. A questo punto si dovrebbe agire per analogia. In teoria, quindi, la Regione potrebbe appellare la sentenza davanti alle sezioni riunite della Corte di cassazione anche se questa sembra la strada meno praticabile.

Per i tre mesi che separano dalle prossime elezioni provocate dalla sentenza; il consiglio e la giunta della Provincia di Trento, sempre per analogia, dovrebbero decadere e dovrebbero essere nominati tre commissari in grado di gestire l'ordinaria amministrazione. Secondo quanto ha garantito il presidente Mengoni, dovrebbe riunirsi oggi la giunta provinciale. Ma nel clima di generale incertezza, anche questa decisione è subordinata agli orientamenti che saranno assunti nella riunione dei capigruppo.


La notizia ha colto di sorpresa anche il presidente della Dc, onorevole Piccoli che per l'intera giornata di ieri si è tenuto in stretto contatto con Trento e con gli ambienti politici della capitale. Stamane a Roma è previsto, presso la sede del gruppo parlamentare Dc, un incontro al quale parteciperanno, con i vertici istituzionali della Regione e della Provincia, anche gli esperti che sono stati incaricati di studiare questo capitolo assolutamente senza precedenti di storia istituzionale.


Piccoli ha sottolineato il «carattere di assurdità» che la sentenza riveste «anche sul piano giuridico». Piccoli ha ancora manifestato la sua «incredulità» davanti ad un fatto che determina una «situazione di estrema gravità» in quanto coinvolge organi che sono espressione di un sistema di autonomie particolarissimo, in una regione di confine e quindi in posizione estremamente delicata.