TRENTO. In Trentino più di una donna su 10 ha subito una violenza sessuale o fisica dal proprio partner dal 2020 al 2025. Un dato che in undici anni è quasi triplicato secondo l'Ispat: se nel 2014 il tasso di donne maltrattate (d'età compresa fra i 16 e i 70 anni) nel corso dei cinque anni precedenti all'intervista era pari al 4,2%, lo scorso anno è salito fino all'11,2%. Valore di poco sotto alla media nazionale, pari all'11,4% nel 2025. Se si scorre indietro nel tempo, nel 2006, la percentuale di vittime che hanno dichiarato di aver subito violenza era di poco sotto il 4%.

La provincia di Trento, dunque, nel 2025 risulta quella con la cifra in apparenza più elevata di tutto il Nord Est, porzione di territorio che registra un 10,9%: se l'Alto Adige è in linea con questo dato, così come il Veneto, la Lombardia, invece, si ferma a quota 10,4%, al di sotto della media del Nord Italia pari al 10,6%. Se da una parte anche i dati trentini risultano elevati e quindi preoccupanti, dall'altra sul tema può essere data anche una lettura diversa. «Rispetto ai dati a nostra disposizione - spiega Barbara Bastarelli, direttrice responsabile dei Centri antiviolenza di Trento e di Rovereto - non abbiamo riscontrato un significativo aumento delle situazioni di violenza domestica. I dati Ispat potrebbero significare una maggiore consapevolezza, essendoci stata negli ultimi anni un'opera di sensibilizzazione con tante campagne e più informazione». Secondo la responsabile dei centri, quindi, più denunce e segnalazioni possono rappresentare un chiaro segnale.

«La problematica è ancora estremamente presente, sia qui che in tutta Italia. La violenza di genere è un fenomeno trasversale ancora molto radicato nella nostra società. Ma i dati sugli accessi e sulle denunce ci restituiscono anche, soprattutto negli ultimi anni, una maggior sensibilità a livello sociale». Sempre più donne si rivolgono ai centri antiviolenza per capire non soltanto se ciò che avviene dentro le mura domestiche possa essere denunciato o meno, ma soprattutto per trovare una rete di supporto per sentirsi tutelate.

«Rispetto al passato, gli episodi ora emergono con maggior forza e vengono svelati. Sempre più donne hanno il coraggio di segnalare quanto accade dentro casa perché c'è più fiducia. Vent'anni fa la questione era ancora un tabù, ora lo è meno anche grazie alle continue campagne per riconoscere il fenomeno». Si parla anche di un abbassamento dell'età di chi si rivolge ai centri antiviolenza. «Sono tante ragazze sotto i 18 anni che chiedono aiuto, così come tanti genitori che chiamano per le figlie. La nostra presa in carico va dai 17 anni in su, ma indichiamo a tutte la via da percorrere». C'è però anche un innalzamento dell'età delle utenti: «Si rivolgono a noi anche donne anziane maltrattate da figli o dai mariti».

Chiunque si trovi in una situazione di violenza, chiamare il Centro antiviolenza al numero 0461 220048 (interno 1 per Trento, 2 per Rovereto e sportelli periferici di Cavalese e Cles).