TRENTO. Potrà continuare la terapia in Italia la donna che da anni combatte contro una forma tumorale aggressiva e che si è vista negare dalla questura di Trento il rinnovo del permesso di soggiorno per cure mediche. Il Tar ha accolto il ricorso della paziente e condannato l'amministrazione a versarle 1.500 euro per le spese di giudizio.

Il no della questura era arrivato per la mancata risposta della donna - una settantenne originaria dell'Est Europa - all'avviso inviato via raccomandata di richiesta di nuova documentazione sulla patologia: la lettera era tornata al mittente perché il destinatario risultava sconosciuto. Inoltre, secondo la questura, la malattia non sarebbe così grave dato che la signora risulta essersi recata un paio di volte all'estero dimostrando di essere in grado di viaggiare.

La ricorrente, assistita dall'avvocata Silvia Bombardelli, ha depositato al Tar nuova documentazione con cui ha evidenziato innanzitutto che la mancata notifica della raccomandata non è a lei imputabile, quindi ha provato - come rilevano i giudici amministrativi - «di versare in una precario stato di salute per via della grave patologia tumorale da cui è affetta».

Dalle carte mediche, rilasciate da una struttura sanitaria pubblica, emerge tra l'altro che il rischio di infezioni è alto e che eventuali lunghi spostamenti sono sconsigliati. Nella sentenza viene ricordato che la normativa in materia né esclude né limita la possibilità di temporanea uscita dall'Italia per i titolari di permesso di soggiorno per cure mediche: ciò che invece viene richiesto è la prova della persistente necessità delle cure e dell'impossibilità di riceverle in modo adeguato nel Paese di origine.

«Tali presupposti risultano pienamente integrati nel caso di specie - spiega il Tar di Trento - e sono stati puntualmente dimostrati anche, da ultimo, mediante la produzione dei certificati medici aggiornati, attestanti la perdurante necessità di proseguire il trattamento presso una struttura sanitaria pubblica italiana, in grado di garantire un livello di assistenza non accessibile nel Paese di origine (visto anche che le cure ivi seguite non hanno prodotto evidentemente effetti di rilievo, diversamente si suppone sarebbero lì proseguite)».

La donna rischiava l'espulsione. Ora, grazie alla decisione del collegio presieduto da Alessandra Farina, il permesso di soggiorno per cure mediche le verrà presto rinnovato.