TRENTO. È passato circa un anno dal momento in cui hanno preso il via i lavori di elettrificazione della linea ferroviaria della Valsugana. O meglio, del primo lotto che è stato completato e che interessa, nello specifico, il tratto da Trento a Borgo Valsugana. Nel corso del 2026 Rfi ha assicurato che entreranno in funzione i nuovi convogli elettrici tuttavia, ad oggi, la progettualità non sembra aver ancora convinto alcuni esperti del tema. Anzi, l'ingegner Maurizio Fauri (docente presso il Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica dell'Università di Trento e membro della commissione per la valutazione di impatto ambientale Pniec Pnrr) si è detto proprio contrario.

I motivi, ha aggiunto l'esperto, sono chiari. E prendono forma da una proposta che lo stesso Fauri ha avanzato ormai nel 2018: «L'idea era di utilizzare i treni a batteria, dunque senza l'elettrificazione, per il primo tratto tra Trento e Levico, o almeno fino a Caldonazzo. Da lì a Primolano invece si poteva intervenire con l'elettrificazione, dando modo alle batterie di ricaricarsi durante la percorrenza. Infine, tra Primolano e Bassano si sarebbe tornati allo spostamento con batteria, andando in questo modo ad elettrificare laddove non ci sono gallerie e dunque risparmiando parecchi soldi considerato che proprio quei tratti sono quelli più onerosi. Inoltre il lavoro poteva essere svolto durante le ore notturne e i soldi risparmiati avrebbero potuto finanziare il raddoppio dei binari in punti critici, come quello tra Caldonazzo e Levico».

In sintesi, ha sentenziato Fauri, la spesa economica si sarebbe ridotta della metà. Ricordiamo a questo proposito che, come evidenziato dalla Provincia Autonoma di Trento in un comunicato datato 10 ottobre scorso, «l'investimento economico da parte di Rfi ammonta a 60 milioni di euro, per elettrificare 45 chilometri di binari con duemila punti di sostegno dei cavi di trazione». Inoltre, per l'ipotesi del prolungamento fino a Primolano servirebbero circa altri 20 milioni ma, su questo, per il momento sembra essere tutto ancora in stand by.

Quanto fatto però con il tratto Trento-Borgo Valsugana non ha convinto Fauri nemmeno dal punto di vista del tempo impiegato per la tratta: «Tolta la riduzione dell'impatto ambientale, comunque positiva perché l'energia elettrica in Trentino viene prodotta quasi esclusivamente da fonti rinnovabili, resta però il problema del tempo di percorrenza che, di fatto, è lo stesso di prima. E questo sicuramente è un aspetto negativo a fronte dell'intervento effettuato. Senza dimenticare l'impatto paesaggistico: il vantaggio di non elettrificare tra Trento e Levico o Caldonazzo sarebbe stato anche quello di lasciare invariata la vista sul lago, mentre con la palificazione ciò non accadrà». Infine, rispetto alle prospettive future Fauri ha le idee chiare: «Il secondo lotto, fino a Primolano, potrebbe anche essere realizzato. Ma quello successivo, fino a Bassano, credo proprio di no. Ci sono molte gallerie, sarebbe parecchio oneroso».