TRENTO. Hanno ucciso una pecora tagliandole la gola come avviene abitualmente nel Paese dove sono nati. Tre giovani africani sono finiti davanti al giudice: non lo hanno fatto per un rituale religioso, né per crudeltà, ma solo per farsi una scorta di carne durante il lockdown. Il procedimento è stato sospeso per la messa alla prova dei tre. L’episodio per il quale i tre sono finiti nei guai risale a marzo 2020.

Erano i primi giorni di chiusura totale per la pandemia, fra norme poco chiare, la paura di un virus ancora sconosciuto, le strade vuote. Si poteva uscire di casa per andare a fare la spesa, ma tre giovani africani, arrivati in Valsugana per lavorare, avevano deciso di procurarsi a modo loro la carne: acquistata una pecora, un esemplare di circa tre anni, le hanno tagliato la gola.

I carabinieri, impegnati in quei giorni nei controlli per il rispetto del lockdown, avevano denunciato i tre stranieri all'autorità giudiziaria per uccisione di animale e per macellazione abusiva: dopo aver ucciso la pecora, l'avevano scuoiata lasciando la carcassa sulla pubblica via. Inoltre i tre erano stati denunciati per il mancato rispetto delle norme anti Covid.

A loro difesa gli stranieri hanno spiegato di essere stati indotti in errore da persone a loro vicine che non avevano spiegato che in Italia la macellazione non avviene ovunque: ci sono regole ben precise da rispettare nonché chiare norme igienico-sanitarie a cui fare riferimento.

I tre africani, che hanno un lavoro regolare in Trentino e nessun precedente penale, avrebbero dunque agito secondo la tradizione del loro Paese natale, ignorando la legge italiana. Nella loro azione è stato escluso il collegamento con l'esercizio di diritto legato alla loro religiose: hanno ucciso l'animale per fare una scorta di carne.