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TRENTO. Oltre 800mila donne invitate, quasi 600mila aderenti e un tasso di partecipazione stabilmente sopra l’80%, contro una media italiana che supera di poco il 50%. Sono i numeri dei 25 anni dello screening mammografico in Trentino, celebrati oggi alla Sala Filarmonica di Trento con il convegno «Lo screening mammografico in Trentino: un viaggio lungo 25 anni».
Un risultato che si legge anche nei dati di sopravvivenza: tra le donne di 50-74 anni si è passati dall’86-88% a circa il 98%, grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie.
La giornata ha riunito professionisti sanitari, esperti ed epidemiologi per ripercorrere l’evoluzione del programma, analizzarne i risultati e discutere il futuro della prevenzione del tumore al seno.
Un percorso avviato nel 2001
Il programma provinciale è partito nel 2001. In questo quarto di secolo sono cambiati strumenti, tecnologie e modelli organizzativi: dalla mammografia analogica alla radiologia digitale, fino alla tomosintesi tridimensionale.
«Un quarto di secolo vissuto al fianco delle donne», ha ricordato in apertura Marvi Valentini, direttrice dell’Unità operativa di radiologia senologica e screening mammografico, durante il quale i programmi organizzati hanno ridefinito gli standard diagnostici e ridotto significativamente la mortalità. Valentini ha sottolineato il ruolo di epidemiologi, fisici sanitari, oncologi e tecnici di radiologia: «Uno screening di qualità è il risultato di un lavoro di squadra».
Tonina: «Allargare la fascia fino ai 45 anni»
L’assessore provinciale alla salute Mario Tonina ha rivendicato il ruolo del Trentino come apripista a livello nazionale. Dopo l’estensione dello screening alle donne di 49 anni, l’obiettivo dichiarato è allargare progressivamente l’accesso fino ai 45 anni. «Per farlo servono risorse adeguate e personale dedicato», ha spiegato, aprendo anche all’uso dell’intelligenza artificiale per rendere i percorsi «sempre più personalizzati ed efficaci».
Per il direttore generale di Asuit Antonio Ferro, il programma trentino ha contribuito a superare la logica degli screening «opportunistici», garantendo una presa in carico gratuita e rivolta a tutta la popolazione avente diritto, e si è rivelato uno strumento di equità nell’accesso alla salute.
Tra gli interventi anche quello di Luigi Fontana, esperto di nutrizione, metabolismo e biologia dell’invecchiamento, che ha richiamato l’importanza della prevenzione primaria e degli stili di vita per agire prima della comparsa delle malattie croniche.
I numeri del programma
Nella fascia 50-69 anni, quella prevista dai Livelli essenziali di assistenza, l’adesione in Trentino è dell’82,7%, contro una media nazionale del 53,8%, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale screening. Dal 2022 la tomosintesi è offerta anche alle donne tra 70 e 74 anni e dal 2025 alle 49enni.
In 25 anni circa 20mila donne sono state sottoposte ad approfondimenti diagnostici, oltre 4.100 sono state operate e sono stati confermati circa 3.800 tumori, tutti individuati in fase precoce.
Secondo il Registro tumori provinciale, il carcinoma mammario è il tumore più frequente tra le donne e rappresenta circa il 30% delle diagnosi oncologiche femminili. In Trentino si contano ogni anno tra 460 e 480 nuovi casi e circa 104 decessi. L’incidenza resta sostanzialmente stabile, mentre la mortalità è in calo progressivo.
Le nuove frontiere
Ampio spazio è stato dedicato alle cosiddette «zone d’ombra» dello screening: le mammografie con esito dubbio, i richiami precoci e i tumori di intervallo, che compaiono tra un controllo e il successivo. Al centro anche le nuove tecniche di imaging, la formazione del radiologo senologo e le strategie per coinvolgere le donne.
A chiudere i lavori, una riflessione sugli aspetti etici e medico-legali dell’intelligenza artificiale e sul ruolo del medico nelle decisioni diagnostiche e terapeutiche.


