TRENTOUna patologia rarissima e potenzialmente fatale. Una corsa contro il tempo e contro il traffico delle giornate di festa: protagonisti involontari di una storia rocambolesca ma fortunatamente a lieto fine sono un paziente trentino e un primario dell'ospedale S. Chiara.

Il professionista è stato scortato per oltre sessanta chilometri sull'A22 da una pattuglia della polizia stradale che gli ha consentito di viaggiare a gran velocità sulla corsia di emergenza per poter raggiungere la sala operatoria dove lo attendeva la sua equipe per un'operazione salva-vita.

Il fatto è accaduto il giorno di Santo Stefano. Il dottor Alberto Brolese, primario dell'Unità operativa chirurgia generale 2 e direttore del dipartimento chirurgico si trovava a casa, in Veneto, per le vacanze natalizie quando lo hanno informato di un caso grave e singolare che era accaduto e che rendeva necessario un immediato intervento chirurgico.

Un uomo ultrasessantenne era stato trasportato al S. Chiara dopo che si era sentito male nella sua abitazione. Il giorno di Natale aveva probabilmente mangiato troppe lenticchie, non aveva digerito ma anziché vomitare gli alimenti i conati gli avevano provocato una grave lesione all'esofago che a sua volta ha permesso il passaggio di cibo nel torace. Un'eventualità rarissima e potenzialmente fatale: il cibo nel torace ha causato una gravissima infezione che ha portato l'uomo a perdere conoscenza. Quando è arrivato in ospedale le sue condizioni erano gravissime. E per di più il fattore tempo era determinante: in questo tipo di sindrome la diagnosi precoce e l'intervento tempestivo sono cruciali per la sopravvivenza.

È stato informato il primario che ha deciso di mettersi in viaggio e intervenire personalmente. Ma muoversi durante le vacanze di Natale lungo l'asse del'A22 non è cosa agevolissima. Il chirurgo se n'è accorto subito: «Purtroppo lungo l'A22 c'era una lunga colonna di macchine e quindi mi sono messo sulla corsia di emergenza segnalando l'urgenza con un fazzoletto bianco fuori dal finestrino - racconta il professionista -. Sono stato però subito intercettato dalla polizia. Gli agenti mi hanno chiesto spiegazioni e quando ho detto loro il perché del mio comportamento, mi hanno aiutato. Con le sirene accese mi hanno scortato fino all'ospedale Santa Chiara. Hanno dimostrato grande professionalità e grazie al loro aiuto sono arrivato in tempo».

L'intervento sul paziente è durato oltre quattro ore. È stato necessario aspirare tutto il cibo che era fuoriuscito nel torace e suturare l'esofago. Ora, grazie, all'intervento di tutta l'equipe e a quello del rianimatore Alberto Cucino, l'uomo è ricoverato nel reparto di rianimazione. Le sue condizioni sono ancora gravi ma sicuramente senza l'intervento chirurgico, la collaborazione della polizia stradale e la dedizione del personale del S. Chiara pronto ad intervenire ad ogni ora del giorno e della notte e in qualsiasi giorno dell'anno, festività natalizie comprese, non avrebbe avuto possibilità di sopravvivere.