TRENTO. Ha rischiato di morire per 50 euro. Se non fosse stato soccorso in tempo e subito portato in sala operatoria non ce l'avrebbe fatta. Un giovane originario del Sudamerica, che all'epoca dei fatti aveva solo 25 anni, era stato colpito alla testa con un monopattino, solamente per aver chiesto che gli venissero restituiti i soldi che uno dei due aggressori gli doveva.

Il brutale pestaggio era avvenuto nei pressi di un locale di Trento nord nel luglio 2021. Due sono i soggetti finiti a processo: un 39enne di origine tunisina, H.E.K, difeso dall'avvocata Elena Gabrielli, e un 27enne trentino, A. G., assistito dall'avvocato Giuliano Valer. Si è tenuta l'udienza davanti al gip Marco Tamburrino.

I due imputati sono disponibili ad un risarcimento (si parla di una cifra simbolica, ma comunque significativa della volontà di riparare il danno) ai fini di un possibile patteggiamento. Si torna in aula a gennaio per la decisione del giudice. La violenta lite, culminata con un pestaggio e con il colpo potenzialmente mortale inferto alla testa della vittima, era scoppiata nel cuore della notte.

A parlare con la polizia, raccontando l'accaduto e dando il via alle indagini, era stato il fratello del giovane ferito. Aveva spiegato di averlo trovato a terra nel piazzale vicino al locale in cui avevano trascorso la serata. C'erano altri due-tre soggetti vicino. Pensava che fosse finito a terra perché aveva bevuto troppo e lo aveva portato a casa; successivamente si era accorto che le condizioni peggioravano e aveva deciso di portarlo al pronto soccorso.

Il giovane ferito era stato subito sottoposto ad una operazione alla testa a causa di una emorragia interna. "Lesioni cranio-encefaliche complesse" avevano evidenziato i medici nel referto. Come ricostruito dagli investigatori della squadra mobile, la vittima era stata colpita prima con schiaffi, poi con calci e pugni al capo da entrambi gli imputati, ma era stato il trentino a sferrare il violento colpo alla testa con il monopattino.

La procura contesta agli imputati di aver causato "lesioni gravissime con conseguente morte se non trattate chirurgicamente entro ristretti limiti temporali". La vittima era stata operata la notte del 18 luglio 2021 e aveva ripreso conoscenza dopo diverse settimane. Gli investigatori avevano potuto sentire il giovane solo un mese e mezzo dopo i fatti, raggiungendolo nel centro riabilitativo Villa Rosa, dove era stato trasferito.

Era stato lui stesso a riconoscere gli aggressori. Ma al pestaggio avrebbero partecipato anche altri soggetti. «Si tratta di una vicenda dolorosa che investe gli ambiti più degradati della nostra città - spiega l'avvocato Valer, che difende il trentino - Il mio assistito, partecipando personalmente all'udienza, si è dichiarato pronto ad intraprendere un percorso riabilitativo che comprenda anche forme di conciliazione con la persona offesa, in modo che questa triste storia, nata in contesto che presenta obiettivi margini di incertezza e oscurità, possa essere motivo di affrancamento dalla difficile condizione in cui è nata».

Nel corso delle indagini era emerso anche l'atteggiamento omertoso di persone vicine sia alla vittima che agli imputati, persone che sapevano ma che avrebbero taciuto. I 50 euro di cui la vittima pretendeva la restituzione sarebbero stati legati alla compravendita di sostanza stupefacente.

L'imputato tunisino nel frattempo ha avuto una condanna a 4 anni e 5 mesi per spaccio, lesioni, furto e resistenza, relativamente a precedenti episodi.