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TRENTO. La giunta provinciale ha detto no al ripristino dei contributi per gli impianti di allarme e di videosorveglianza per la prima casa che sono stati chiesti con una interrogazione dal consigliere provinciale Daniele Biada (FdI). Il contributo provinciale per i privati era stato introdotto nel 2015, con uno stanziamento di 500.000 euro, e poi anche nel 2016 con lo stesso stanziamento.
Ma il vicepresidente della Provincia, Achille Spinelli, ha risposto in consiglio provinciale che la misura «è stata successivamente abbandonata perché poco utilizzata dagli utenti». Si era passati infatti da 800 domande nel 2015 a sole 124 nel 2016.
Spinelli ha però anche aggiunto che: «Tale misura, seppur riproponibile attraverso opportuna previsione normativa, appare controproducente alimentando le paure anziché provando a risolvere alla radice il problema dei furti, incrementando il personale e l'attività alle forze di polizia».
Biada si è dichiarato insoddisfatto dalla risposta sostenendo che è «importante sentirsi protetti nella propria casa e questo passa anche da un buon impianto anti intrusione e da un sistema di videosorveglianza».
Biada aggiunge: «Ho contestato la conclusione della risposta ricevuta perché scarica sulle forze dell'ordine la tematica relativa alla sicurezza».
Il consigliere di Fratelli d'Italia aggiunge: «Ho anche richiamato un fatto preciso. Il decreto del Ministero degli Interni del 2025 che finanzia i videocontrolli per i comuni esclude in modo esplicito i comuni delle Province autonome di Trento e Bolzano. Una scelta che penalizza il controllo del territorio. Quello del 2024 era aperto anche ai nostri comuni. Mi è dispiaciuto vedere questa interrogazione trattata con leggerezza».


