TRENTO - Oltre 170mila di ingiusto profitto incassati da una impresa edile trentina, specializzata in riqualificazione energetica, e oltre settanta parti offese. Nei confronti dell'amministratore (di fatto) e dell'amministratrice e legale rappresentante della società, padre e figlia, si è aperto un procedimento in tribunale a Trento.

Secondo l'accusa, gli imputati avevano indotto in errore «mediante artifici» le persone che a loro si erano rivolte per sistemare le proprie abitazioni, usufruendo del Superbonus del 110%. Artifici che sarebbero consistiti nell'assicurare ai clienti che i lavori sarebbe stati effettuati nei tempi previsti dalla normativa e dunque usufruendo della eccezionale detrazione fiscale, anche se i responsabili della società, secondo la ricostruzione della procura, sapevano fin dall'inizio che ciò non sarebbero stato possibile.

L'impresa, con sede in città, non avrebbe avuto personale e mezzi o, comunque, un'organizzazione aziendale adeguata ad avviare e portare a termine i lavori promessi. Eppure, nonostante l'assenza di una struttura solida, nonché in affanno (se non in palese ritardo) nel rispettare i tempi burocratici per ottenere l'incentivo fiscale, padre e figlia aveva fatto sottoscrivere ai clienti i contratti che prevedevano il versamento di una somma di denaro a titolo di deposito cauzionale a copertura dei costi, per importi che andavano da mille a 4.500 euro.

Denaro che non è mai stato restituito. Le denunce dei clienti hanno dunque dato avvio al procedimento nei confronti di padre e figlia per truffa, reato che potrebbe però essere qualificato come appropriazione indebita.

Ieri è stata celebrata la prima udienza predibattimentale, rinviata dal giudice Stefano Aceto a luglio per un esame della regolarità delle richiesta di costituzione di parte civile. Sono 72 le parti offese: meno di una decina di contratti erano stati stipulati nel 2020, i restanti nel 2021.

Sulla genericità del capo di imputazione (truffa e in alternativa appropriazione indebita) hanno sollevato un'eccezione gli avvocati Stefano Daldoss e Matteo Pellegatti (legali del padre) e l'avvocato Diego Dorna (legale della figlia, amministratrice e legale rappresentante).

L'azienda specializzata nella riqualificazione energetica è ora in liquidazione. A contribuire allo stallo dei lavori promessi ai clienti, secondo la difesa, sarebbe stato lo stop di una società collegata, sottoposta a sequestro preventivo per equivalente di 300mila euro a seguito di un problema relativo ad un mancato pagamento di ritenuta d'acconto.

Un procedimento dal quale il responsabile era uscito con un'assoluzione. I beni erano stati restituiti, ma ormai la società era fallita, trascinando verso il baratro anche l'azienda nata con il Superbonus ed ora finita sotto la lente della procura. Ma. Vi.