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Clamoroso furto, quasi una sfida all’autorità giudiziaria, l’altra notte in città. Una gang estremamente organizzata, composta pare di tre persone, ha colpito proprio il «cuore» del «terzo potere», il palazzo di giustizia di via S. Francesco d’Assisi, razziando denaro e preziosi per un ammontare ancora imprecisato, ma che si aggirerebbe sui venti milioni.
Il colpo è stato attuato con una tale precisione e perizia da far addirittura pensare che gli autori avessero «la mappa» del palazzo. L’ipotesi è forse avventata, ma certo nella banda vi era qualcuno perfettamente al corrente della dislocazione dei vari uffici, dei mille altri segreti del «palazzaccio». Non si spiega altrimenti come i malviventi abbiano agito pressoché a colpo sicuro «attaccando» solo gli uffici nei quali effettivamente vi era qualcosa da rubare. Le cancellerie cioè e l’ufficio dei corpi di reato. Non si spiegherebbe soprattutto la facilità con la quale sono riusciti ad introdursi nella sede degli uffici giudiziari, operando in tutta calma durante l’intero arco della notte ed uscendosene poi solo alla mattina. Ma vediamo di ricostruire come si è svolta l’impresa, secondo quanto hanno accertato sino ad ora carabinieri e polizia.
La prima ipotesi è che i malviventi, tre secondo una inserviente del personale di pulizia che li ha incrociati mentre uscivano dopo il colpo, si siano introdotti nel palazzo nottetempo, aprendo con chiavi false il portone d’ingresso di via Pilati. La tesi parrebbe trovare sostegno nel fatto che il personale delle pulizie ha trovato lo stesso portone chiuso a mandata semplice, mentre giovedì sera, due cancellieri che erano entrati nel cortile per ritirare la propria autovettura, lo avevano chiuso a doppia mandata.
È possibile però che la banda abbia usato un'altra tecnica; che si sia introdotta già nel tardo pomeriggio o nella prima serata di giovedì, mescolandosi cioè al costante via vai di persone e celandosi quindi in qualche nascondiglio. In ogni caso i ladri hanno agito solo a notte inoltrata. Hanno attaccato dapprima l'ufficio del dirigente della cancelleria del tribunale, dott. Francesco Consoli.
Ne hanno forzata la porta e hanno preso di mira la scrivania prelevando dai cassetti (ove evidentemente sapevano di trovarle) le doppie chiavi dei vari uffici. Con queste hanno iniziato con calma il giro del palazzo passando in rassegna ben diciotto uffici della pretura, del tribunale e della Corte d’appello, dell’Ordine degli avvocati, per concludere con l’ufficio corpi di reato.
Il primo colpo consistente l’hanno attuato alla cancelleria civile, nell’ufficio del dott. Bevilacqua. Introdottisi in tutta tranquillità, hanno infatti aperto un armadio blindato contenente circa cinque milioni in contanti, libretti ed altro. Usciti, hanno poi forzato una vecchia cassaforte tipo «Vienna» posta in corridoio, senza però trovare nulla.
Hanno allora puntato verso il piano superiore forzando una seconda cassaforte, con identico risultato, nell’ufficio del primo dirigente delle Corte d’appello, Ermanno Biasi. È andata loro bene invece nell’ufficio dell’Ordine degli avvocati ivi hanno trovato 500 mila lire tra contanti e valori bollati, in quello del casellario giudiziario (altre 400 mila), nell’ufficio del capo cancelliere della pretura, dott. Matteo ove hanno aperto una cassetta di sicurezza rubando lo stipendio di un impiegato, Attilio Casarotto, ed altro contante.
Il secondo colpo consistente – ed il bersaglio probabilmente era proprio quello – l’hanno però compiuto nell’ufficio corpi di reato. Aperto un armadio blindato con le chiavi in loro possesso e forzato con uno scalpello un compartimento interno, hanno infatti posto le mani su denaro e preziosi per un ammontare imprecisato ma molto consistente. Non hanno toccato invece, almeno secondo i carabinieri, il notevole quantitativo di droga, le armi e quant’altro vi era deposto. È strano ma hanno rubato solo una scacciacani, tralasciando una pistola «Mauser» in perfetto stato ed altre armi.
La lunga razzia li ha impegnati per tutta la notte e solo alla mattina, mentre nel palazzo stava entrando il personale di pulizia, si sono decisi ad abbandonare il campo. Hanno atteso tanto che poco c’è mancato che il colpo andasse in fumo. Verso le 5 infatti, mentre stavano uscendo dal portone di via Pilati dopo avere abilmente evitato d’incrociare quattro inservienti, sono incappati in una quinta che stava giungendo proprio in quell’istante.
Visti i tre, tutti sui trent’anni, uscire dal palazzo con in mano delle valigie e dileguarsi, due verso piazza Garzetti ed uno verso via Paradisi, la donna si è insospettita ed ha dato l’allarme, avvertendo dapprima il custode, quindi i carabinieri ed il cancelliere capo Consoli che si è subito precipitato sul posto scoprendo quanto era successo. Subito ovviamente si è aperta la caccia ma purtroppo dei tre malviventi non è stato possibile trovare nemmeno l’ombra. Le indagini sono poi proseguite per l’intera giornata mentre a palazzo di giustizia ferveva il complesso lavoro d’inventario, per stabilire esattamente cosa era stato rubato e l’ammontare del danno. Sino a tarda sera ben pochi però sono stati gli elementi nuovi raccolti.


