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TRENTO. Quello che si è aperto a febbraio dello scorso anno come un procedimento per violenza sessuale nei confronti di una giovane tirocinante del Santa Chiara di Trento, aggredita vicino all'ospedale dove si stava recando, è diventato un fascicolo ben più corposo.
All'imputato, un 29enne di origine pakistana, ora in carcere (a seguito dell'esecuzione della misura cautelare emessa dal gip), è stata infatti contestata una seconda aggressione della stessa natura, avvenuta poco prima dei fatti appena descritti: l'uomo avrebbe quindi palpato prima, all'interno della struttura di Largo medaglie d'oro, un'operatrice sanitaria, e poi la tirocinante incontrata all'esterno, per strada.
Per questo, davanti al giudice per l'udienza preliminare, Gianmarco Giua alla presenza del pm Davide Ognibene, dell'avvocata della difesa Denise Boriero e degli avvocati delle parti civili, Tommaso Fronza e Paolo Chiariello - i due procedimenti sono stati accorpati.
Per l'imputato (presente in aula) che ha chiesto di poter essere giudicato con il rito abbreviato (per cui è previsto uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna), il giudice ha richiesto una perizia sulla sua capacità di intendere e di volere, e di conseguenza, di stare a giudizio. Quesiti a cui il perito ha risposto con parere positivo, e cioè, che la cannabis assunta non avrebbe compromesso le capacità di comprendere le sue azioni.
Le due giovani, costituite parte civile, hanno chiesto un risarcimento danni pari a 15mila euro la prima, e 50mila la tirocinante. I fatti contestati risalgono al 14 febbraio dello scorso anno. Stando agli atti, il 29enne era stato trasferito in ospedale, dopo essere stato trovato nel quartiere delle Albere nudo, intento a dare fuoco ai suoi vestiti.
L'imputato - stando alle ricostruzioni degli inquirenti - era stato allontanato dal pronto soccorso poco dopo il suo arrivo, colto in atteggiamenti non consoni alla situazione. Così una delle operatrici era stata incaricata di accompagnarlo verso l'uscita.
Ed è in questo frangente che lui avrebbe allungato le mani, toccandole il sedere con insistenza. Lui, uscito con un solo lenzuolo bianco addosso, sarebbe quindi arrivato nei pressi della rotatoria Largo Donatori volontari del sangue tra via Fogazzaro e via Orsi, dove ha incontrato la sua seconda vittima, una ragazza che stava per iniziare il turno in ospedale.
Stando agli atti, il 29enne l'avrebbe afferrata da dietro, buttandola a terra in un'aiuola. Tenuta ferma, le avrebbe immobilizzato le braccia per riuscire a palparla, mordendola sulla spalla. Una scena che fortunatamente era stata notata da alcuni infermieri che stavano passando in quel momento e che subito erano intervenuti, lanciando poi l'allarme.
L'uomo - senza fissa dimora e già noto alle forze dell'ordine - era stato fermato dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Trento. Convalidato il suo arresto, era stato poi trasferito nell'ospedale di Spini di Gardolo, dove si trova tuttora.


