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TRENTO. In Trentino la presenza straniera è ormai una componente strutturale della popolazione. A fine 2025 erano quasi 50mila le persone straniere residenti in provincia, pari al 9% degli abitanti. Un dato che colloca il territorio poco sotto la media nazionale, pari al 9,4%, e che conferma quanto il fenomeno migratorio interessi in modo diffuso anche le realtà più piccole: su 166 Comuni trentini, soltanto uno non registra residenti stranieri.
È quanto emerge dall’edizione 2026 del Dossier Statistico Immigrazione, il rapporto curato dal Centro studi e ricerche IDOS e presentato il 27 ottobre anche a Trento, nella sede del Consiglio provinciale. L’analisi, che raccoglie dati e approfondimenti sul fenomeno migratorio in Italia e in Europa, dedica una sezione specifica alla provincia, con i dati elaborati dalla ricercatrice sociale Serena Piovesan.
Tra gli elementi che raccontano l’evoluzione demografica c’è il contributo delle famiglie straniere alla natalità. Nel 2025 in Trentino sono nati 3.700 bambini, il minimo storico, e 499 sono nati da genitori stranieri, pari al 13,5% del totale. Anche la fecondità delle donne straniere è in diminuzione: il tasso è passato dal 2,92 del 2004 al 2,03 del 2024. Per le donne italiane il dato si attesta invece a 1,19.
Un altro indicatore riguarda i permessi di soggiorno. Nel corso del 2025 ne sono stati rilasciati 4.966, con una crescita del 45,2% rispetto all’anno precedente. Le principali motivazioni sono il ricongiungimento familiare, che rappresenta il 33,1% dei permessi, e il lavoro, con il 28,8%. Seguono la protezione, al 22,9%, lo studio, al 9,1%, e altre ragioni, pari al 6,1%.
Al 30 giugno 2026 le persone accolte in provincia perché richiedenti protezione internazionale erano 631. Il 35% proveniva dal Pakistan, il 32% dal Marocco e il 12% dalla Nigeria; le restanti persone arrivavano da diversi altri Paesi. A queste si aggiungono 216 cittadini ucraini richiedenti protezione temporanea.
Il rapporto si sofferma anche sulla condizione lavorativa. In un contesto economico trentino caratterizzato da una crescita contenuta e da un mercato del lavoro complessivamente migliore rispetto alla media italiana, i lavoratori stranieri continuano a incontrare disparità nelle condizioni di impiego, nelle retribuzioni, nei contratti e nelle possibilità di carriera. Una situazione che, secondo l’analisi, rischia di rendere meno attrattivo il lavoro stagionale in Trentino anche per chi arriva dall’estero.
La presentazione del dossier a Trento ha dedicato particolare attenzione anche alla salute e all’accesso ai servizi sanitari. Nel confronto, moderato da Violetta Plotegher, presidente di Atas, è stata sottolineata l’importanza della collaborazione tra Azienda sanitaria e Terzo settore, soprattutto per garantire assistenza alle persone che si trovano in condizioni di irregolarità e sono prive di documenti.


