TRENTO. Il tema della tutela dei beni culturali in situazioni di conflitto armato entra nel dibattito anche in Trentino, sollevato dalla consigliera provinciale Paola Demagri alla luce delle tensioni internazionali e dei rischi legati a scenari di guerra.


La Convenzione dell’Aja del 1954, firmata anche dall’Italia dopo la Seconda guerra mondiale, prevede l’apposizione dello “Scudo Blu” o “Scudo di Sant’Andrea” sui siti di particolare valore storico e identitario. Si tratta di un simbolo riconosciuto a livello internazionale che segnala musei, chiese, archivi, castelli e siti archeologici come patrimonio da proteggere. Il loro danneggiamento costituirebbe crimine di guerra.


In questo solco si colloca anche il progetto nazionale “Il futuro ha una lunga Storia. Proteggiamola!”, promosso da Croce Rossa Italiana e ANCI con il patrocinio del Ministero della Cultura. L’iniziativa punta a sensibilizzare enti locali e cittadini sul valore della prevenzione e sull’importanza di predisporre, già in tempo di pace, strumenti di tutela.


Secondo Demagri, anche in Trentino occorre valutare l’accredito dei siti con lo “Scudo Blu” per garantire non solo la conservazione materiale del patrimonio, ma anche la salvaguardia di un’eredità culturale che rappresenta memoria, identità e resilienza per l’intera comunità.

Con la sua iniziativa, la consigliera di minoranza chiede alla Giunta provinciale di chiarire se in Trentino esistano beni già censiti e accreditati con lo “Scudo Blu” e, in caso contrario, per quali motivi non si sia mai provveduto. Inoltre sollecita a conoscere se l’esecutivo sia informato sul progetto nazionale “Il futuro ha una lunga Storia. Proteggiamola!”, promosso da Croce Rossa Italiana e ANCI, e se siano in programma azioni per avviare l’accredito dei siti storici e culturali trentini.