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TRENTO. Quasi mille euro al mese di differenza tra le pensioni di vecchiaia degli uomini e quelle delle donne in Trentino. Gli assegni femminili ammontano mediamente a 986 euro mensili, contro i 1.887 euro percepiti dagli uomini, con un divario di 901 euro. È uno dei dati più significativi emersi dalla dodicesima edizione dell'Equal Pension Day 2026, il convegno promosso da Pensplan Centrum per affrontare le disuguaglianze previdenziali e retributive di genere.
Il fenomeno riguarda anche l'Alto Adige, dove le pensioni di vecchiaia delle donne raggiungono mediamente 992 euro, contro i 1.747 euro degli uomini. A livello regionale, le donne rappresentano il 51,2% dei pensionati, pari a 135.663 persone, ma ricevono assegni sensibilmente inferiori in tutte le principali gestioni previdenziali.
Particolarmente marcata la differenza nel fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, dove l'importo medio mensile femminile è di 1.029 euro, contro i 2.140 euro degli uomini. Tra i dipendenti pubblici il confronto è tra 1.963 e 2.831 euro, mentre tra gli autonomi le donne percepiscono mediamente 853 euro contro 1.532 euro.
Le disparità emergono anche nella previdenza complementare. Nei fondi partner Pensplan le adesioni risultano sostanzialmente equilibrate, con il 50,8% di donne e il 49,2% di uomini. Il capitale medio accumulato, però, è di 19.800 euro per le donne contro 30.400 euro per gli uomini, una differenza del 35%.
In provincia di Trento, il divario nel capitale previdenziale complementare raggiunge il 37% tra i dipendenti privati, il 26% tra gli autonomi e il 27% tra i dipendenti pubblici. Percentuali che confermano come la partecipazione ai fondi pensione non sia sufficiente, da sola, a garantire condizioni economiche equivalenti al termine della carriera lavorativa.
Alla base delle differenze ci sono anche le condizioni occupazionali. In Trentino il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni è del 67,2%, contro il 76,4% maschile. A livello regionale, inoltre, il part-time riguarda il 46,6% delle lavoratrici dipendenti del settore privato, rispetto al 9,9% degli uomini. La retribuzione media giornaliera femminile è inferiore del 29,3%.
Un altro elemento riguarda la maternità. Nel 2025, in provincia di Trento, 519 lavoratrici madri hanno presentato le dimissioni. Tra le motivazioni indicate figurano la cura dei figli, nel 27,5% dei casi, e le difficoltà organizzative e di conciliazione, nel 24%.
L'assessore regionale alla previdenza Carlo Daldoss ha sottolineato che la parità pensionistica non può essere misurata soltanto attraverso il numero delle adesioni ai fondi. «Il vero nodo risiede nella capacità di accumulo effettivo nel tempo, minata da discontinuità di carriera, retribuzioni inferiori e carichi di cura familiare», ha evidenziato.
La Regione Trentino-Alto Adige ha erogato complessivamente oltre 13,35 milioni di euro per sostenere la contribuzione previdenziale durante i periodi dedicati alla cura dei figli e dei familiari non autosufficienti, accogliendo 5.573 richieste. In Trentino, per la cura dei figli sono state accolte 1.374 domande, con contributi per 3,60 milioni di euro, mentre per l'assistenza ai familiari non autosufficienti sono state finanziate 243 richieste, per circa 772mila euro.
Secondo Daldoss, occorre rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e parti sociali per evitare che le responsabilità familiari si trasformino in una condizione di fragilità economica durante la vecchiaia. Un obiettivo che passa anche dalla continuità lavorativa, dalla conciliazione tra famiglia e occupazione e da una maggiore condivisione dei compiti di cura.


