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TRENTO. La burocrazia continua a essere un freno pesante anche per l’economia trentina. Secondo l’ultimo studio dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, le imprese della provincia di Trento sostengono ogni anno un costo stimato di 680 milioni di euro per gestire i rapporti con la Pubblica amministrazione. Una cifra che riflette l’impatto di norme, regolamenti, autorizzazioni e procedure spesso complesse e lente.
Il dato emerge da un’analisi nazionale che quantifica in 57,2 miliardi di euro l’onere complessivo della “cattiva burocrazia” sulle imprese italiane. Il costo maggiore ricade sui territori a più alta densità produttiva, ma anche le realtà del Nord, pur efficienti, ne risentono. A titolo di confronto, le aziende di Bolzano affrontano un aggravio stimato in 854 milioni di euro, mentre a Milano si superano i 6 miliardi.
Lo studio segnala che nel 2024 sono state pubblicate 35.140 pagine di norme tra Gazzette Ufficiali e supplementi, equivalenti a un peso di 84 chilogrammi di carta. E nei primi nove mesi del 2025 il ritmo non accenna a rallentare, con quasi 26mila pagine già stampate.
Per la Cgia è urgente ridurre il numero delle leggi, migliorare la chiarezza dei testi e accelerare i tempi della Pubblica amministrazione. Tra le priorità indicate figurano la completa digitalizzazione dei procedimenti, la standardizzazione della modulistica e l’uso dell’intelligenza artificiale per far dialogare le banche dati, evitando duplicazioni e ritardi.
Un cambio di passo necessario anche per il Trentino, dove la semplificazione amministrativa è considerata una delle condizioni essenziali per sostenere la competitività delle imprese locali e attrarre nuovi investimenti.


