La Costituente ha finito i suoi lavori con la approvazione degli Statuti speciali di Sardegna, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e col coordinamento dello Statuto della Sicilia. La data resta storica nei fasti italiani e si riallaccia alla data del 1848, quando in tutta Italia si affermavano allo stesso tempo lo spirito unitario della nazione italiana e le diversità regionali della sua struttura e della sua storia.

Le difficoltà che si sono superate in un anno e mezzo di vita della Assemblea Costituente per arrivare a fissare in istituti legali il principio della autonomia regionale nel quadro unitario, sono state molteplici. Non tutte sono state superate; su questo punto... la seduta continua.


Spetterà agli autonomisti, nella realizzazione pratica dei nuovi istituti, dimostrare senso di misura e di responsabilità, mettendo in luce le vere esigenze della regione senza creare un antagonismo con lo Stato.


Gli effetti di cento anni di accentramento statale (esasperato durante il ventennio fascista) non si cancellano con una legge, né si eliminano con l'acuire i contrasti fra centro e periferia. Le regioni debbono saper lottare con la burocrazia statale, che, sia pure onestamente, lega la tutela dei diritti dello Stato ad una rete di insuperabili formalismi. Per giunta, essa vede nella regione quasi un avversario dello Stato.


Ci sono poi gli interessi di un certo personale che dovrebbe passare alla regione, e che si vede quasi degradato di titolo e minorato di privilegi se passerà ai ruoli regionali. Di costoro si son fatti difensori i sindacalisti della Cgil deputati alla Assemblea Costituente, la quale (nessun partito escluso) improvvisò uno degli ordini del giorno che non hanno né capo né coda, perché mancano di senso giuridico e di valutazione amministrativa. Ma quale homo politicus avrebbe votato contro alla vigilia delle elezioni? Perfino gli autonomisti convinti (meno qualche preteso ingenuo) votarono a favore.

Debbo riconoscere che in genere gli avversari delle autonomie regionali sono onesti e sinceri nelle loro preoccupazioni, benché abbiano corta vista e conoscenze limitate dei problemi locali. Preoccupazione per l’unità nazionale, per l’autorità dello Stato, per la saldezza della finanza. Debbo però rilevare che il loro atteggiamento non ha la stessa coerenza quando si tratta di subire la ingerenza di una attività politica ed economica a danno dello Stato che viene sia da complessi capitalistici annidati dietro tutte le Iri, le Imi, le Fim, e le Finmare, Finsider, Finmeccanica, che sono divenute le piovre dello Stato, e sia anche dell’attività politica della Cgil, che è divenuta uno Stato nello Stato.


A proposito delle preoccupazioni dell’onorevole Einaudi circa il passaggio di cespiti finanziari dello Stato alle regioni, debbo dire che se insieme alle entrate passano le uscite che fin oggi sono state a carico del bilancio statale, si vorrà fare della regione uno staterello che imita lo Stato e la partita è alla pari. Se poi continua nello stesso metodo con la inflazione dei servizi, del personale, delle spese, per poi ottenere un rendimento assai inferiore di quello che era il rendimento 1920-22; se, cioè, si vorrà perpetuare, nella regione, il tipo di amministrazione fascista vestita di colori antifascisti e repubblicani, né quello che la regione si procurerà da sé.


Purtroppo, le regioni non hanno ancora la loro legge elettorale, non sanno quando inizieranno la loro attività, hanno avuto sospeso (senza reale motivo) l’esercizio del diritto di voto per la nomina del Capo dello Stato. La fase della attesa è anch’essa una fase tormentosa. Ma i regionalisti sapranno affermarsi contro gli antiregionalisti impenitenti nelle stesse elezioni politiche, perché ci sarà molto da discutere e da deliberare in proposito tanto nelle sedi delle regioni che nella stessa capitale.