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TRENTO. Il Trentino-Alto Adige si conferma una delle regioni più pericolose d'Italia per la sicurezza sul lavoro, entrando nella "zona rossa" dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre. Con un'incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale, la provincia autonoma registra un tasso allarmante di infortuni mortali.
Nei primi cinque mesi del 2025, il territorio trentino-altoatesino ha contato 10 vittime in occasione di lavoro, un numero che colloca la regione tra le otto più critiche del Paese insieme a Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta, Abruzzo, Sicilia, Puglia e Campania. La media nazionale si attesta a 11,6 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori, ma il Trentino-Alto Adige supera significativamente questa soglia di rischio.
A livello nazionale, il bilancio è drammatico: 386 vittime totali, con un aumento del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Di queste, 277 sono morte in occasione di lavoro e 109 durante il tragitto casa-lavoro. La Lombardia guida la classifica in termini assoluti con 42 decessi, seguita da Veneto (30) e Campania (25).
I settori più colpiti rimangono le Costruzioni (45 morti), le Attività Manifatturiere (43) e i Trasporti e Magazzinaggio (33). Particolarmente preoccupante è la situazione degli over 65, che registrano un'incidenza di mortalità di 30,7 ogni milione di occupati, mentre i lavoratori stranieri corrono un rischio doppio rispetto agli italiani.
Il lunedì si conferma il giorno più pericoloso della settimana, con il 24,2% degli infortuni mortali. Nonostante un lieve calo delle denunce totali (-1,4%), i numeri delle vittime continuano a crescere, rendendo urgente un intervento strutturale per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.


