TRENTO. Si è chiuso con una condanna in abbreviato a 5 mesi e 10 giorni il processo a carico dell'automobilista ventenne di Trento che, nel pomeriggio del 20 giugno 2024, travolse Annamaria Frioli, 70 anni. La sospensione della pena è subordinata al pagamento di un risarcimento alle parti civili per un milione e 350mila euro complessivi.

L'incidente era accaduto in via Maccani, all'altezza del complesso in cui ha sede la Cia, Confederazione agricoltori del Trentino. La vittima - donna molto conosciuta per le sue competenze lavorative nel settore gestionale e fiscale e per l'impegno nel Movimento 5 Stelle - stava attraversando la strada in sella alla sua bicicletta. Subito soccorsa, era morta poche ore dopo al Santa Chiara.

La dinamica del tragico investimento è stata al centro di uno scontro a suon di perizie. Il consulente tecnico della difesa, l'ingegner Fabio Boscolo, sentito in aula, aveva evidenziato due punti: la velocità del mezzo e la prevedibilità dell'incidente. La Volkswagen Polo che investì la donna, secondo l'ingegner Boscolo, viaggiava entro il limite di velocità di quel tratto di strada, ossia i 50 km orari. Un risultato che però contrasta con quanto emerso dalla perizia del consulente della procura, ossia che l'auto stava procedendo ad una velocità compresa tra i 50 ed i 60 km orari.

È emerso poi un fattore nuovo, grazie alle registrazioni delle telecamere di un negozio della zona: il passaggio di un furgone, che avrebbe creato un "cono d'ombra". Tale manovra - secondo l'esperto nominato dalla difesa - sarebbe stata determinante per la visibilità sia della donna che dell'automobilista, il quale avrebbe avuto pochi centesimi di secondo per accorgersi della bicicletta.

Per questo motivo, l'avvocato Claudio Tasin, difensore del ventenne alla guida, ha chiesto l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Otto mesi, invece, è stata la richiesta della procura, che nel corso delle indagini aveva evidenziato un concorso nelle responsabilità: il conducente dell'auto superava il limite dei 50 all'ora quando ha urtato la donna (60 km orari circa, secondo il consulente di parte civile), non aveva regolato la velocità nei pressi di un'intersezione, né procedeva con la massima prudenza per evitare l'incidente; d'altra parte la bicicletta avrebbe attraversato la strada in un punto in cui non si poteva, senza dare la precedenza.

La decisione del gup Enrico Borrelli, che ha condannato l'automobilista a 5 mesi e 10 giorni, tenendo in considerazione anche l'impegno dell'imputato nel sollecitare l'assicurazione a riconoscere il danno. É stato disposto un risarcimento pari a 1 milione 350mila euro a favore delle parti civili, assistite dall'avvocata Marina March: si tratta della figlia e del figlio della vittima (450mila e 400mila euro ciascuno) e dei quattro nipoti (125mila euro a testa). La difesa attende le motivazioni per poi valutare il ricorso in appello.