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TRENTO. Se è vero che una rondine non fa primavera, è vero pure che la prima nevicata non fa inverno. Metafora per accogliere la lettera di un utente del servizio Muoversi (trasporto e accompagnamento disabili) che denuncia disservizi anche pesanti.È la prima nevicata, ma non fa inverno, abbiamo detto. Perché in Trentino esiste il trasporto e accompagnamento disabili, un servizio di indubbia civiltà per il quale la nostra provincia è invidiata dai disabili del resto d'Italia. Ma non pare che la Provincia abbia intenzione di investirci risorse.
Iniziamo da lontano: dal punto di partenza. 1991, Prima Repubblica: legge 1 del Consiglio provinciale sulle barriere architettoniche; viene inserita la prima norma sul trasporto di cui parliamo. All'inizio lo fanno solo 3 cooperative sociali per un giro di pochi utenti; il servizio è pure un po' sbarazzino: non c'è nemmeno un budget chilometrico e non si paga nulla. Ad un certo punto ci si accorge che non può durare, perché le cose gratis prima o dopo scoppiano.
Ripercorrendo a salti di canguro la vicenda, più avanti si cambia musica. È l'ottobre del 2003 quando la provincia vara la riforma con il nome Muoversi, con chilometri limitati (peraltro in progressiva diminuzione) e pagamento anticipato dei chilometri. E da allora c'è l'ampliamento del servizio ad una platea molto più ampia di vettori: alle Cooperative sociali si affiancano taxi e Ncc (noleggio con conducente). Il servizio cresce: gli utenti aumentano, superando quota ottocento. Problema: i chilometri a disposizione non aumentano. Anzi, peggio: il budget diminuisce.
«Giustamente - racconta un vettore che preferisce non identificarsi - hanno aumentato i soldi a noi, passando da 2 euro al chilometro a 2,80 a causa dell'aumento dei costi, ma non avendo aumentato i soldi a disposizione hanno ridotto i chilometri a disposizione degli utenti».
Vuol dire che a pagare gli aumenti ai vettori sono stati gli utenti? «In buona sostanza sì».I soldi a disposizione del servizio sono briciole in un bilancio provinciale: tre milioni di euro. «Mi risulta - osserva ancora il nostro interlocutore - che per l'anno prossimo l'Umse disabili abbia chiesto un aumento di centomila euro, una goccia nel mare».
Sono in molti fra gli utenti a preoccuparsi per il futuro di questo servizio. Tuttavia, come accade ai "senza voce", non si fanno barricate, conferenze stampa o squilli di tromba, tranne rare eccezioni, quando si giunge a momenti di esasperazione.
Come quella di P.B., figlio di un novantenne che ha vissuto la disavventura di cui ci parla. Vive a Trento, in una palazzina degli anni Sessanta senza ascensore. Papà incapace di muoversi, ha bisogno di "scoiattolo montascala", apparecchio per salire e scendere dalle scale. Solo che, a detta dell'utente, «dei dieci vettori accreditati per il trasporto e accompagnamento disabili, solo due Cooperative sociali sono dotate di questo mezzo».
Per farla breve, delle due interpellate per trasportare papà all'ospedale per una visita, una si è chiamata fuori avendo il montascala rotto, l'altra ha chiesto 110 euro dovendo venire da Rovereto a Trento, viaggio con rimborso provinciale di "appena" 40 euro. P. B. si è rivolto al Servizio provinciale competente per scoprire che per l'accreditamento non è richiesto ai vettori il montascala.
Se la richiesta di un montascala per vettore può apparire estrema, altre questioni andrebbero sistemate a detta degli utenti. Per esempio, ai nuovi utenti che fanno domanda vengono assegnati duecento chilometri. Metti caso che l'utente debba andare da Levico a Trento a fare un ciclo di sedute per la terapia, in tre giorni li finisce. Poi ne deve chiedere ancora, a 50 centesimi a chilometro, indipendentemente dal reddito. È un sistema scoraggiante.
La domanda finale che gli utenti si fanno (si fanno a mezza voce, perché un disabile è più ricattabile, perciò preferisce non parlare) è la seguente: «Un disabile o un anziano hanno il diritto di viaggiare come persone normodotate o devono essere condannate a dipendere dalle scelte paternalistiche di un servizio provinciale?».


