Tone Valeruz è tornato ieri allo sci estremo con un'altra impresa memorabile: la discesa dello spigolo nord della Cima Tosa, nel Gruppo del Brenta. Fare lo sci estremo è per me quasi una necessità di carattere interiore – ha spiegato Valeruz prima di affrontare la difficile discesa – anche perché, valutando le varie possibilità che la vita mi offre, la più vantaggiosa, soprattutto per la realizzazione del mio essere a livello interiore, è proprio fare lo sci estremo. Avendo queste doti sarei stupido se non le manifestassi in pratica».

Bruno Detassis, che con Valeruz ha tracorso le ore immediatamente precedenti l'impresa, ha spiegato: «Vedo in quella di Valeruz alla Tosa una grande prova, perché non è improvvisata. Devono prepararsi ad affrontare con sicurezza quello che gli si presenta. E questa preparazione non viene dalla sera alla mattina, viene nel tempo. Già, la preparazione è importantissima.

E Valeruz come si allena per affrontare imprese di questo genere? «La mia vita intera è una costante ricerca della condizione migliore per poter affrontare una qualsiasi parete. Io mi sento sempre fisicamente pronto, anche se la componente più importante, che non viene mai considerata, è quella mentale: il riuscire a liberare la mente in maniera quasi totale da tutto quello che non riguarda l'impresa in sé. È questa la cosa più difficile in senso assoluto».


L'impresa è stata seguita da vicino da Wolfgang Thomaseth, operatore «di fiducia» di Valeruz. Ha lavorato, oltre che con tone, con alpinisti del calibro di Messner o Kammerlander. Nell'83 ha attraversato la Groenlandia, 1400 km a piedi, girando un film; ha accompagnato Messner su tre ottomila, e cim Kammerlander nel '90 sul Nanga Parbat. Valeruz spiega: «Il fatto di avere lui mi toglie, a livello subconscio, la paura che il lavoro cinematografico non riporti al meglio la mia performance». Ma che cos'è la paura per Thomaseth? «Non ho paura; se la avessi non farei quello che faccio. Ho rischiato moltissimo, tanto che tutto quello che ho adesso è talmente regalato che non ci penso neanche, alla paura».