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TRENTO. Il tocco al braccio non sarebbe stato casuale. Neppure la mano sulla gamba sarebbe finita lì per sbaglio, per segnalare un pericolo o una manovra sbagliata. Il contesto in cui è avvenuto l’episodio contestato è quello di una lezione di guida. Al volante l’aspirante automobilista, una studentessa da poco maggiorenne; a fianco l’istruttore, che per età avrebbe potuto essere il padre.
Nessun testimone, dunque, ma la ragazza ha raccontato tutto ai genitori e poi si è rivolta alla polizia. Da parte degli agenti della squadra anticrimine della questura sono partiti gli accertamenti, che hanno portato all’apertura di un fascicolo d’inchiesta a carico dell’istruttore proprio qualche settimana dopo l’entrata in vigore del “Codice rosso” contro la violenza di genere. Era l’autunno del 2019.
L’uomo è stato condannato in abbreviato dal giudice Marco Tamburrino a 8 mesi per violenza sessuale, con il riconoscimento del fatto lieve e pena sospesa. C’era già stata una condanna di primo grado a 10 mesi per il fatto violento (la procura contestava l’abuso di autorità), ma la sentenza era poi stata annullata dalla Corte d’appello per un errore nella qualifica del reato.
Il procedimento è ripartito senza parte civile dato che c’era già stato un risarcimento. Davanti ad un altro giudice si è svolta la discussione, che ha portato alla condanna in abbreviato ad una pena inferiore rispetto alla prima pronuncia. La difesa ha risposto punto per punto alle contestazioni, respingendo la ricostruzione della procura e in particolare l’accusa di violenza sessuale per il contatto corporeo repentino.
La ragazza in sede di denuncia aveva raccontato che nel corso della lezione l’istruttore le aveva accarezzato il braccio e fatto anche battute a suo giudizio inopportune. Ad un certo punto lei ha anche avvertito la mano di lui sulla coscia. Riscontri alla denuncia sono stati trovati dai poliziotti dell’anticrimine nei racconti di altre giovani donne che sostenevano di aver ricevuto attenzioni non gradite e sfioramenti da parte dello stesso soggetto.
Diverse allieve avevano riferito che il comportamento dell’uomo non sarebbe stato consono al suo ruolo di istruttore di scuola guida. L’imputato, che ha sempre respinto le accuse, aveva deciso di sottoporsi ad esame in aula per spiegare la sua versione dei fatti. Ma le accuse della procura hanno resistito. La difesa ora attende le motivazioni del giudice; il ricorso in appello appare scontato.


