TRENTO. La relazione sentimentale era ormai giunta al capolinea quando l'uomo se l'è presa con i genitori della (ormai ex) fidanzata. «Vieni qui che ti picchio, fai l'uomo - ha detto rivolto al padre della ragazza - Affrontami di persona. E fai star zitta tua moglie altrimenti le do due sberle e la faccio stare zitta io». Insomma, parole non al velluto dette sì in un momento di rabbia, ma gravissime nel contenuto.

La coppia ha presentato denuncia e il giovane è finito a processo per minacce. In aula è però successo il colpo di scena: le persone offese, che tra l'altro sono le uniche testimoni dell'accaduto, non si sono presentate. In loro assenza non è stato possibile giudicare l'imputato. Il reato è stato dichiarato estinto, dunque il giovane è "salvo" da ogni accusa ma dovrà pagare le spese del procedimento.

Il giudice ha evidenziato di non poter procedere con il proscioglimento, perché dal limitato materiale probatorio agli atti non è possibile rilevare l'innocenza dell'imputato per il reato commesso a Trento nell'aprile 2022. Viene ricordato che il procedimento è nato dalla «tempestiva presentazione della querela» da parte di marito e moglie offesi, i quali però non si sono presentati né alla prima né alla seconda udienza.

Per il giudice questo significa «disinteresse alla prosecuzione del processo». È stata quindi considerata la tacita remissione della querela, «nel senso che il comportamento delle parti offese è univocamente ed espressamente improntato alla manifestazione della volontà di non proseguire nell'intento punitivo nei confronti di omissis».