TRENTO. Resta in ospedale Luciana Rigotti, la volontaria di 64 anni accoltellata ieri da un migrante a Ranzo. Questa mattina, martedì 8 giugno, in una conferenza stampa tenutasi presso il Comando provinciale dei Carabinieri, sono emersi altri dettagli sul tentato omicidio.

Il nome dell’uomo che è accusato di aver tentato di uccidere la donna è Adama Nonka. Originario della Costa d'Avorio, regolare in Italia, con permesso di soggiorno per protezione internazionale sussidiaria  è stato arrestato in flagranza di reato per tentato omicidio e lesioni personali aggravate. E’ stato anche denunciato per incendio doloso: ha appiccato fuoco alla stanza in cui era ospitato presso la canonica di Ranzo.
 

L’incredulità della donna aggredita


«Non lo so. Non so perché l'abbia fatto». Dall'ospedale Santa Chiara, dove dopo l'intervento ha potuto ricevere la visita dei familiari, Luciana Rigotti ha ripercorso i terribili attimi della mattinata di ieri. «Ricorda tutto, perfettamente», ha spiegato una delle sorelle, Viola: «È ancora provata, ma l'operazione è andata bene e si riprenderà. Di certo credo non dimenticherà mai quello che ha vissuto, purtroppo».
 

Luciana - ex dipendente della Provincia in pensione e già vicesindaco e assessora alle politiche sociali a Vezzano una quindicina d'anni fa - ha da sempre sostenuto con convinzione i progetti di accoglienza portati avanti dalla Caritas. E si era messa a disposizione quando per Adama Nanko era stata trovata la soluzione della canonica di Ranzo, assistendo il quarantenne nell'inserimento nella comunità.

«Luciana si era accordata ancora domenica per portarlo a Trento per una visita. In ospedale, mi ha raccontato che stamattina (ieri, ndr) lui l'aveva chiamata alle 5. Aveva detto di stare poco bene. Luciana ha risposto che dopo essersi alzata sarebbe salita in canonica per aiutarlo. Lei vive in una casa in mezzo al paese, poco sotto alla canonica. Poco dopo, non saranno state neanche le 6, lui si è presentato sotto casa sua.