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TRENTO. I genitori gli avevano donato tutto ciò che avevano - l'azienda, i terreni, alcuni immobili per un valore complessivo di diverse centinaia di migliaia di euro - mantenendo per loro l'usufrutto. Il figlio, di professione vivaista, 50enne, residente in valle dei Laghi, tuttavia non ha più la piena disponibilità di questi beni: la Procura ha chiesto il sequestro conservativo nell'ambito di un procedimento per codice rosso.
Il beneficiario della donazione è infatti indagato per tentato omicidio e rapina nei confronti del padre e dello zio (la madre è morta qualche mese prima dei fatti contestati), per aver offerto loro una torta al cioccolato e psicofarmaci. L'episodio risale allo scorso 30 aprile.
Il sequestro conservativo è una misura che il pubblico ministero può chiedere prima della chiusura delle indagini per i procedimenti che riguardano la violenza domestica e di genere, con il fine di "congelare" i beni dell'autore del reato affinché questi non vengano dispersi, a garanzia delle parti offese.
Nel caso specifico, c'era un rischio concreto che l'indagato potesse disfarsi dell'intero patrimonio ricevuto in donazione: come è emerso dalle indagini, era già riuscito a vendere un immobile rurale e due appezzamenti di terreno e, incassati i soldi, aveva svuotato i conti correnti. Inoltre l'uomo aveva già preso contatti con un'agenzia immobiliare per mettere in vendita tutte le altre sue proprietà.
A chiedere la tutela del patrimonio sono stati gli avvocati Filippo Fedrizzi e Federico Fedrizzi, legali del padre e dello zio, parti offese. Si è opposto al sequestro conservativo l'avvocato Marco Salvaterra per l'indagato: ieri il Tribunale del Riesame si è riservato la decisione.
Le indagini sull'accaduto non si sono mai fermate. Venerdì scorso in valle dei Laghi sono arrivati i carabinieri del Ris di Parma per gli accertamenti tecnici sui freni dell'auto dello zio, per capire se l'impianto - come è emerso dalle prime verifiche - sia stato davvero manomesso o in che maniera abbia agito il presunto responsabile. Per questa circostanza l'indagato è accusato di tentato omicidio.
Padre e zio, entrambi ultraottantenni, avevano perso i sensi dopo aver assaggiato una fetta di torta al cioccolato, servita loro dall'indagato nella casa in cui vive assieme al genitore. Il primo a riprendersi da quello strano torpore era stato lo zio, che nel raggiungere l'auto parcheggiata nel cortile per tornare nella sua abitazione, verso sera, aveva notato molte stranezze: gli mancavano le chiavi dell'appartamento e la macchina era stata spostata.
Mentre guidava si era poi accorto che i freni non funzionavano ed era riuscito a salvarsi da uno schianto solo grazie al freno a mano. Ma non era finita, perché aveva trovato i cassetti della sua abitazione sottosopra. Qualcuno aveva rovistato e fatto sparire soldi e documenti relativi alla famiglia, e poi buttato le chiavi di casa in giardino.
Il giorno seguente, dato che il malessere non cessava, sia lo zio che il padre del cinquantenne erano stati visitati in ospedale e sottoposti ad analisi del sangue, con un risultato scioccante: entrambi avevano in corpo benzodiazepine, sostanze sintetiche utilizzate in medicina per la cura dell'ansia e dell'insonnia.
Il padre, dopo alcuni giorni trascorsi in ospedale, era poi stato trasferito in una casa di cura dove si trova tutt'ora; le sue condizioni sono migliorate giorno dopo giorno. Lo zio, invece, aveva potuto far subito ritorno a casa.
Sono stati i carabinieri di Vallelaghi, coordinati dalla Procura di Trento, a ricostruire l'accaduto. L'indagato ha il divieto di avvicinamento ai familiari e il divieto di dimora nel comune di residenza.


