TRENTO. Continua il braccio di ferro tra Saverio Tateo e Asuit. L'ex primario di ostetricia e ginecologia si è rivolto infatti alla Cassazione per ricorrere contro la sentenza di secondo grado che nel luglio scorso aveva confermato la legittimità del suo mancato reintegro e l'addebito delle spese legali. Ora l'ex primario chiede di riavere il suo posto di lavoro, o un adeguato risarcimento, e che le spese legali di tutti i gradi di giudizio vengano addebitate ad Asuit.

La Corte d'Appello di Trento aveva respinto il ricorso presentato da Tateo dopo che era stata sancita la legittimità del mancato reintegro in Asuit e la condanna a pagare spese per oltre 10mila euro in favore dell'Azienda sanitaria. Nel secondo grado di giudizio l'Asuit, rappresentata dall'avvocato Gabriele Finelli dell'Avvocatura dello Stato, si era costituita dopo aver visto rifiutata la richiesta di appello per infondatezza. Per l'ex primario era stata una doppia sconfitta: chiedeva di poter riottenere il posto di lavoro, o quantomeno il risarcimento dei danni derivati dalla perdita del ruolo, e che le spese legali fossero poste a carico dell'Azienda sanitaria.

Al centro del contenzioso resta il licenziamento di Saverio Tateo, avvenuto il 18 ottobre 2021 a seguito del caso relativo alle condotte nel reparto esploso dopo la scomparsa di Sara Pedri. Il nodo sul quale si sono pronunciati sia il Tribunale sia la Corte d'Appello riguarda la presunta «mancanza di garanzie» per il rientro al lavoro, dopo che il licenziamento era stato riconosciuto illegittimo. Secondo la difesa del medico, Asuit lo aveva invitato a riprendere servizio come direttore dell'unità operativa di ginecologia e ostetricia dell'ospedale di Trento, secondo quanto stabilito dal giudice Giorgio Flaim, ma aggiungendo la formula «fatto salvo il potere del datore di lavoro». Una precisazione che, secondo Tateo, lasciava aperta la possibilità di un successivo trasferimento, anche per incompatibilità.

Da qui la decisione dell'ex primario di comunicare ad Asuit che non si sarebbe presentato in servizio nel giorno indicato. Secondo il suo legale, Vincenzo Ferrante, si sarebbe trattato di una forma di autotutela determinata dall'assenza di sufficienti garanzie da parte dell'Azienda sanitaria. Per Tateo, inoltre, il comportamento di Asuit configurerebbe una giusta causa di dimissioni, con la conseguente indennità. Una tesi che non era stata condivisa dalla giudice Passarelli e che non ha trovato accoglimento neppure in secondo grado. Ora Ferrante ha depositato il ricorso alla Cassazione, sezione lavoro, chiedendo che la sentenza venga cassata e che Asuit sia condannata al pagamento delle spese, dei diritti e degli onorari di tutti i gradi di giudizio.