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Amelio Gentili ha ottanta anni e, da quanti non ricorda nemmeno lui, fa il sagrestano a Valle San Felice in val di Gresta. Tra le molteplici mansioni del suo ufficio egli deve anche suonare le campane, ogni giorno all'Angelus e all'Ave Maria e tutte le altre volte che il caso lo richieda.
Nel bel tempo andato, la puntualità nel suonare i suoi bronzi era affidata ad un gagliardo cipollone da tasca, e aveva una tale precisione, l'orologio, che ad esso la popolazione di Valle San Felice informava la propria giornata. Col passare degli anni il vecchio sagrestano, per mantenersi fedele ad una luminosa tradizione di puntualità, acquistava una sveglia, precisa come il vecchio orologio, ma assai più ingombrante.
L'altro giorno il macchinario della sveglia si guastò, anticipò sfere e suoneria di ben cinque ore e giocò un brutto scherzo al sagrista e di conseguenza a tutta la popolazione. Difatti la mezzanotte era passata di pochi minuti, quando il lunghissimo trillo della sveglia destò il vecchio Gentili. Assonnato si alzò e ricacciando uno sbadiglio mentre subito gliene spuntava un altro, si avviò al campanile. Dopo una robusta stiracchiata afferrò le corde e le campane sparsero nella notte i loro familiari rintocchi. E fedele all'appuntamento di ogni giorno tutta la popolazione attiva di Valle San Felice, si svegliò.
Qualcuno però, una volta alzato, guardò l'orologio e, vista l'ora, imprecando se ne tornò fra le coltri. Altri che pure avevano guardato l'orologio si affrettarono alla chiesa per vedere cosa stesse accadendo: è il fuoco diceva uno, no è la guerra diceva l'altro, forse una frana, hanno pensato altri. Ma per fortuna nulla di tanto era successo, come sappiamo, ma solo un passeggero malessere della sveglia del vecchio Gentili.


