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TRENTO. Una legge provinciale sul suicidio medicalmente assistito potrebbe superare il vaglio della Corte costituzionale e contribuire a colmare il vuoto normativo nazionale. È quanto emerso in Quarta Commissione del Consiglio provinciale durante l’audizione del costituzionalista Carlo Casonato, docente dell’Università di Trento ed esperto di bioetica, chiamato a esprimersi sul disegno di legge di iniziativa popolare n. 67. Secondo il professore, una norma costruita nel rispetto delle sentenze della Consulta potrebbe offrire “uno strumento di chiarezza anche per l’Azienda sanitaria”, fornendo riferimenti più certi rispetto alle sole pronunce dei tribunali.
Nel corso dell’audizione, presieduta da Maria Bosin (Patt), il confronto si è concentrato soprattutto sui profili di costituzionalità del testo e sul rapporto tra competenze provinciali e statali. Casonato ha ricordato che il suicidio assistito “non è regolamentato da alcuna legge”, ma disciplinato da una serie di sentenze della Corte costituzionale. I requisiti individuati dalla Consulta riguardano la presenza di una malattia irreversibile, sofferenze ritenute intollerabili, trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di intendere e volere del paziente. Il docente ha però invitato la Commissione a evitare riferimenti troppo rigidi alle singole sentenze, suggerendo un richiamo più ampio ai “principi dell’ordinamento”, così da mantenere il testo flessibile anche in caso di future evoluzioni giurisprudenziali.
Diversi gli interventi dei consiglieri provinciali. Paolo Zanella (Pd del Trentino) ha chiesto chiarimenti sulla compatibilità costituzionale degli articoli 1 e 3 del ddl, mentre Mirko Bisesti (Lega) ha domandato se una norma trentina potrebbe realmente superare il controllo della Consulta. Casonato ha risposto positivamente, sottolineando come la stessa Corte costituzionale riconosca una competenza concorrente delle Regioni sul tema. La consigliera Chiara Maule (Campobase) ha invece sollevato il tema dei possibili spostamenti di pazienti da altre regioni verso il Trentino in assenza di una legge nazionale uniforme. Secondo il docente, differenze applicative potrebbero emergere soprattutto nei tempi, ma “il principio è già sancito dal diritto”.
Durante il confronto si è parlato anche delle cure palliative e del diritto del paziente a rifiutare la terapia del dolore. Rispondendo a una domanda della consigliera Eleonora Angeli (Misto), Casonato ha ribadito che “non si può condizionare l’assistenza al suicidio” all’accettazione delle cure antidolore, perché il paziente mantiene il diritto di rifiutarle.
La Commissione ha infine definito il calendario delle prossime audizioni, mentre è stata rinviata la discussione dei disegni di legge sulla celiachia e sull’alimentazione fuori casa. La prossima seduta è stata fissata per il 26 maggio.


