TRENTO. Entra in una nuova fase il confronto sul suicidio medicalmente assistito in Trentino. La Quarta Commissione, presieduta da Maria Bosin, ha concluso le audizioni sul disegno di legge 67 di iniziativa popolare, proposto da Fabio Valcanover, che punta a disciplinare procedure e tempi dell’assistenza sanitaria provinciale alla luce delle sentenze della Corte costituzionale 242 del 2019 e 135 del 2024.

L’ultimo approfondimento è stato affidato a Stefano Semplici, docente di filosofia morale all’Università Tor Vergata di Roma. Il professore ha ricordato che le pronunce della Consulta non hanno introdotto il suicidio assistito, ma hanno individuato criteri molto rigorosi entro i quali viene esclusa la punibilità. Secondo Semplici, dopo gli interventi della Corte sulle norme di Toscana e Sardegna, dal punto di vista tecnico Regioni e Province autonome possono intervenire legislativamente, con gli opportuni adeguamenti, purché rimangano entro le proprie competenze. Resta però il ripetuto richiamo della Corte al Parlamento, che in questi anni non è arrivato a una disciplina nazionale della materia.

Uno dei passaggi più delicati riguarda il ruolo del servizio sanitario. Semplici ha sottolineato come la Corte non abbia aperto all’obbligatorietà dell’intervento del servizio pubblico, pur parlando di diritto all’assistenza. Una distinzione che lascia aperto il problema delle modalità con cui questo sostegno debba concretamente essere garantito. Il docente ha ricordato le differenti soluzioni individuate a livello regionale: nelle leggi di Toscana e Sardegna era previsto l’intervento del personale sanitario durante l’orario di lavoro, mentre in Veneto si parla di assistenza sanitaria senza riferimenti specifici a orario e luogo.

Sul punto è intervenuta Eleonora Angeli, che ha ricordato come durante le audizioni Asuit abbia sollevato proprio il problema del significato della parola «assistenza», chiedendo inoltre quale debba essere il ruolo del medico di medicina generale e del palliativista. Francesca Parolari ha invece sottolineato che prevedere lo svolgimento dell’assistenza in orario di lavoro rappresenterebbe una garanzia per il paziente.

A porre un altro interrogativo è stata la presidente Maria Bosin. Il punto di partenza, ha osservato, è quello della non punibilità e non dell’esistenza di un diritto al suicidio assistito: da qui la necessità di chiarire come questo principio possa conciliarsi con l’introduzione di un obbligo di assistenza nei confronti della persona che compie tale scelta. Semplici ha riconosciuto che proprio il coinvolgimento del sistema sanitario resta una delle questioni irrisolte. A suo giudizio la presenza del medico di medicina generale assume particolare importanza, mentre il ruolo attribuito al palliativista nelle esperienze regionali non rappresenterebbe necessariamente un elemento centrale della procedura.

Nel confronto è intervenuto anche il proponente Fabio Valcanover, che ha rivolto una serie di domande al docente e ha richiamato il percorso che ha condotto alle sentenze della Corte costituzionale. Semplici ha quindi insistito sulla necessità di potenziare l’offerta delle cure palliative: un rafforzamento che, pur non eliminando le richieste di suicidio assistito, potrebbe a suo giudizio limitarle in maniera significativa.

Chiusa la fase delle audizioni, il confronto si è spostato sul metodo con cui proseguire l’esame del ddl. Maria Bosin ed Eleonora Angeli hanno proposto di costruire un quadro comparativo delle normative adottate in Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto, insieme alle pronunce della Corte costituzionale, per individuare con maggiore precisione limiti e possibilità dell’intervento legislativo provinciale.

Paolo Zanella ha proposto di utilizzare questa ricognizione anche per verificare se esistano punti di convergenza tra i commissari e per valutare eventuali integrazioni al disegno di legge, soprattutto sul fronte delle garanzie e delle procedure di verifica. Eleonora Angeli si è detta disponibile a lavorare a emendamenti migliorativi condivisi, mentre Maria Bosin ha prospettato un confronto preliminare tra i componenti della Commissione per individuare gli aspetti sui quali potrebbe essere raggiunto un accordo.

A chiudere il confronto è stato ancora Fabio Valcanover, che ha messo a disposizione della Commissione la documentazione relativa all’iter parlamentare sul fine vita, invitando a fare riferimento agli atti ufficiali del Senato. Saranno dunque le esperienze delle altre Regioni, le decisioni della Consulta e il percorso parlamentare a costituire la base del prossimo passaggio politico sul ddl trentino.