TRENTO. «Mi sento di poter dire che dal nostro punto di vista non cambierebbe nulla: sulla nostra popolazione totale ad oggi abbiamo meno del 17% di studenti e studentesse stranieri». Così il direttore generale di Enaip Trentino Massimo Malossini in merito alla proposta del governo Meloni (appoggiata localmente anche dalla collega di partito e assessora all'istruzione Francesca Gerosa) di introdurre per legge un limite del 30% di studenti stranieri per classe. E sull'ipotesi di stabilire dei corsi di lingua italiana per i genitori dei ragazzi stranieri che mostrano gravi difficoltà di rendimento scolastico o di inserimento Malossini è lapidario: «Non riesco a capire il legame tra la difficoltà di un ragazzo e quale lingua si parla a casa, ma l'obbligatorietà di un percorso potrebbe tradursi comunque in un'opportunità».

Direttore, nell'ipotesi che la proposta diventi legge, cosa cambierà per la vostra scuola?

Sfatiamo un mito: sulla nostra popolazione totale ad oggi abbiamo meno del 17% di stranieri e, nel 90% dei casi, sono ragazzi di seconda generazione nati in Italia. Mi sento per questo di dire che dal nostro punto di vista non cambia nulla. I numeri sono questi.

Secondo gli ultimi chiarimenti dati da Valditara pare che il decreto, indipendentemente dalla cittadinanza, toccherà i ragazzi con una scarsa conoscenza dell'italiano. Quanti sono i numeri nei vostri istituti?

Pochi. Rispetto all'attivazione del L2 (italiano per stranieri Ndr.) abbiamo solo una cinquantina di casi su un totale di più di 2mila allievi in 9 scuole. Inoltre abbiamo già adottato, come da circolari della Pat, l'indicazione di non fare concentrazioni o classi differenziate. Per questo non abbiamo mai avuto difficoltà in passato e credo sarà una situazione gestibile anche per il futuro, qualora questa proposta diventi legge. Al contrario la vera sfida è la convivenza...

Cosa intende dire?

Che il concetto vero a cui prestare attenzione è quello della convivenza tra diverse etnie, abitudini e tradizioni. Questa è la missioni di tutti. Quando i ragazzi trovano contesti in cui si trovano ascoltati, apprendono il rispetto e i confini oltre i quali non andare. È un bellissimo esercizio.

Tornando alla proposta di legge. Indipendentemente dai numeri della sua scuola, crede che sia valida?

Io non conosco le periferie di Milano, Roma o Bologna dove probabilmente qualche cosa c'è... ma non so se una norma possa risolvere il nodo quando si è sempre parlato di buon senso, di indicazioni, e di gestire e costruire le classi nel miglior modo possibile. Sugli studenti che non sanno l'italiano mi chiedo: chi fa le classi come fa a non tenerlo in considerazione?

Sul tavolo anche l'introduzione di corsi d'italiano per i genitori dei ragazzi stranieri che mostrano gravi difficoltà di rendimento scolastico o di inserimento. Cosa ne pensa?

Se vuoi integrarti devi imparare la lingua del paese in cui sei. È banale. Non riesco però a capire il legame tra la difficoltà di un ragazzo e la lingua che si parla a casa. Potrebbe voler dire che la famiglia è arrivata da poco e allora un percorso di un certo tipo potrebbe anche essere un'opportunità. Poi se però un genitore non fa i corsi obbligatori cosa succede? Lo mandano via dall'Italia? Il ragazzo non può più frequentare la scuola? Fa tutto parte di un percorso di integrazione. La lingua è un dovere impararla ma è un dovere anche offrirla.

Tra i temi, infine, anche il divieto del velo integrale nelle scuole.

Noi non abbiamo mai avuto casi di Burqa o Niquab. Credo che il problema riguardi l'identificazione della persone ed è difficile poter gestire situazioni di questo tipo. Può essere un tema perché l'integrazione passa anche dal guardare in faccia gli studenti. Mi sembrano però casi estremi. Molti ragazzi e ragazze si occidentalizzano e cercano sempre più spesso la loro espressione.