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TRENTO. Il dibattito sui tetti agli studenti stranieri nelle classi torna anche in Trentino e riporta al centro una questione che riguarda organizzazione scolastica, apprendimento della lingua e capacità degli istituti di affrontare le situazioni più complesse. Sul tema interviene la consigliera provinciale del Pd Mariachiara Franzoia, che ha depositato un’interrogazione alla Giunta chiedendo di fare il punto sulla situazione nelle scuole trentine.
Il punto di partenza, secondo Franzoia, è distinguere tra cittadinanza italiana e reali bisogni educativi e linguistici. «Un ragazzo nato e cresciuto in Trentino, che parla perfettamente italiano, non diventa un problema didattico solo perché non ha ancora la cittadinanza italiana», afferma la consigliera.
Il tema della complessità delle classi, aggiunge, «esiste e va affrontato con serietà». Per farlo, secondo Franzoia, occorrono regole chiare, conoscenza della lingua italiana, risorse per gli insegnanti e strumenti adeguati di integrazione, evitando però di utilizzare la sola cittadinanza come parametro per individuare le situazioni che richiedono maggiore attenzione.
Nel mirino dell’interrogazione c’è anche quanto accaduto nel 2024, quando l’assessora provinciale all’Istruzione Francesca Gerosa aveva preso le distanze dall’ipotesi di un tetto fisso del 20% e aveva annunciato una mappatura delle scuole trentine. In quell’occasione erano state indicate come situazioni da approfondire quelle con una presenza di studenti stranieri compresa tra il 20 e il 30%.
A distanza di due anni, Franzoia chiede quindi alla Giunta quali risultati siano emersi da quella rilevazione. Tra le domande anche quante siano oggi le classi che superano quelle soglie e, soprattutto, se la Provincia disponga di dati in grado di distinguere tra studenti privi della cittadinanza italiana, neo-arrivati in Italia (N.A.I.) e studenti che presentano effettive necessità di alfabetizzazione.
Un altro capitolo riguarda le risorse. L’interrogazione chiede infatti quali stanziamenti siano stati destinati all’insegnamento dell’italiano L2, alla mediazione e al sostegno delle classi considerate più complesse.
Franzoia solleva inoltre una questione legata alla realtà dei territori periferici. Un eventuale tetto rigido agli studenti stranieri, osserva, potrebbe avere conseguenze particolari nei piccoli plessi e nei comuni di valle, dove il numero complessivo degli alunni è più contenuto. La domanda, in questo caso, è concreta: «Se una classe supera la percentuale stabilita, chi viene spostato? Dove? E con quali conseguenze per le famiglie?».
Per la consigliera, dunque, prima di stabilire percentuali servono dati aggiornati e una valutazione delle esigenze effettive delle singole scuole. L’obiettivo indicato è quello di garantire condizioni che consentano agli insegnanti di lavorare e a tutti gli studenti di apprendere, intervenendo sulle situazioni che presentano effettive difficoltà linguistiche o educative.
«Prima delle percentuali servono dati e risposte concrete», sostiene Franzoia, secondo cui le politiche scolastiche dovrebbero essere costruite sui bisogni reali e non sulla sola cittadinanza.


